Su Repubblica l’intervista
Vuole dire la verità, cosa è successo quel pomeriggio al Pigneto.
Si consegnerà spontaneamente…
lui e il suo tatuagetto di Che Guevara sul braccio.
A me la cosa che inquieta è con quanta nonchalance si ammettono certe cose.
“Beh sai c’erano i miei amici del quartiere, già coperti, che avevano saputo del portafoglio..e allora..”
Ammesso e non concesso che si trattasse di un portafoglio, la giustizia fai da te ha acquistato una propria legittimità da un pò di tempo a sta parte.
La cosa che mi fa incazzare invece è la perseveranza sciocca di chi si ostina a non voler capire che si tratta di una realtà estremamente complessa, fatta di convivenza e connivenze, di egoismo sociale e solidarietà, di affari e mafie, disagio sociale e tentativi riqualificativi…quella del Pigneto come molte altre.
Le forme e le modalità del raid sono state fasciste, in effetti.
Ma si sbraccia “Ernesto”, per far vedere il tatuaggio con la faccia del Che.
E le motivazioni sembrano di altro ordine, non squisitamente inserite nel binomio fascismo-antifascismo.
E’ più difficile andare in profondità e scorgere mille sfaccettature di un problema.
E’ più semplice tirare una linea, verticale figurarsi, che divida il bianco dal nero.
La cosa importante è chiamarsi Ernesto, per tutti.















