La Ballata delle Madri – Pasolini

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All’epoca la dedicò ai giornalisti.

Mi domando che madri avete avuto.
Se ora vi vedessero al lavoro
in un mondo a loro sconosciuto,
presi in un giro mai compiuto
d’esperienze cosi diverse dalle loro,
che sguardo avrebbero negli occhi?
Se fossero lì, mentre voi scrivete
il vostro pezzo, conformisti e barocchi,
o lo passate, a redattori rotti
a ogni compromesso, capirebbero chi siete?
Madri vili, con nel viso il timore
antico, quello che come un male
deforma i lineamenti in un biancore
che li annebbia, li allontana dal cuore,
li chiude nel vecchio rifiuto morale.
Madri vili, poverine, preoccupate
che i figli conoscano la viltà
per chiedere un posto, per essere pratici,
per non offendere anime privilegiate,
per difendersi da ogni pietà.
Madri mediocri, che hanno imparato
con umiltà di bambine, di noi,
un unico, nudo significato,
con anime in cui il mondo è dannato
a non dare né dolore né gioia.
Madri mediocri, che non hanno avuto
per voi mai una parola d’amore,
se non d’un amore sordidamente muto
di bestia, e in esso v’hanno cresciuto,
impotenti ai reali richiami del cuore.

Madri servili, abituate da secoli
a chinare senza amore la testa,
a trasmettere al loro feto
l’antico, vergognoso segreto
d’accontentarsi dei resti della festa.
Madri servili, che vi hanno insegnato
come il servo può essere felice
odiando chi è, come lui, legato,
come può essere, tradendo, beato,
e sicuro, facendo ciò che non dice.
Madri feroci, intente a difendere
quel poco che, borghesi, possiedono,
la normalità e lo stipendio,
quasi con rabbia di chi si vendichi
o sia stretto da un assurdo assedio.
Madri feroci, che vi hanno detto:
Sopravvivete! Pensate a voi!
Non provate mai pietà o rispetto
per nessuno, covate nel petto
la vostra integrità di avvoltoi!
Ecco, vili, mediocri, servi,
feroci, le vostre povere madri!
Che non hanno vergogna a sapervi
- nel vostro odio – addirittura superbi,
se non è questa che una valle di lacrime.
È cosi che vi appartiene questo mondo:
fatti fratelli nelle opposte passioni,
o le patrie nemiche, dal rifiuto profondo
a essere diversi: a rispondere
del selvaggio dolore di esser uomini.

Pier Paolo Pasolini
1964

Frammento – Majakovskij

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Mi ama – non mi ama.

Io mi torco le mani

e sparpaglio

le dita spezzate.

Così si colgono,

esprimendo un voto,

così si gettano in maggio

corolle di margherite

sui sentieri.

La rasatura

e il taglio di capelli

svelino le canizie.

Tintinni a profusione

l’argento degli anni!

Spero,

ho fiducia

che non verrà mai

da me

l’ignominioso bonsenso.

(1930)

UBU FUORI PORTA Sagra dell’alterità teatrale

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MUSEO CIVICO
U. MASTROIANNI
Marino

5 LUGLIO 2008
ore 20

LE FIGURINE MANCANTI DEL 1978

con Dario Aggioli e Vincenzo Occhionero
elementi scenici Irene Marini
consulenza musicale Isabel Cortés Nolten
aiutoregia Domiziana De Fulvio
ideato e diretto da Dario Aggioli

Due bambini raccontano due eventi all’apparenza molto distanti.

Uno racconta i mondiali che si svolgono in Argentina.
A lui interessa solo il gioco del calcio, non vede quello che c’è intorno e come tutto il resto del mondo pensa solo alle partite e al momento in cui la coppa sarà levata al cielo.
L’altro bambino racconta invece il dramma della dittatura e dei desaparecidos.
Lui vuole giocare ad un altro gioco: non desidera giocare per una nazione sconvolta dalla dittature e non desidera alzare la coppa del mondo nel proprio paese.
Argentina’78. Molte figurine ce l’ho, alcune son doppioni, altre desaparecidos.

Entrata gratuita

Precederà alle ore 19,30 lo spettacolo di LabIT GIOBBE (O DEL SUPPLIZIO DI DIO)

Petizione

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Segnalo una petizione molto importante.

“Terribile ‘segno’ dei tempi è la notizia di un recentissimo decreto legge che prevede la chiusura dell’Istituto Italiano per l’Africa e l’Oriente (IsIAO), costituitosi da alcuni anni dall’unione di due gloriose Istituzioni, l’Istituto Italiano per l’Africa e l’Oriente (IsMEO), fondato nel 1933 dall’insigne orientalista Giuseppe Tucci, e dall’Istituto per l’Africa, nato agli inizi del ’900.
Come forse saprete, ho lavorato all’IsMEO per più di un trentennio prima di approdare felicemente all’Università di Lecce. E’ per me un momento di grande tristezza immaginare la fine di questo importante Istituto, conosciuto più all’estero che in Italia, centro dell’orientalismo italiano e tutt’oggi fulcro degli studi e delle ricerche sui paesi orientali. Celebri sono la sua biblioteca e le sue pubblicazioni scientifiche e degne di grande considerazione le campagne di scavo archeologico e di restauro presso i paesi orientali, oltre alla scuola di lingue orientali.
Non si può assistere senza ribellarsi a un tale delitto, calpestare una tradizione di studi che ci ha fatto, e continua a farci onore presso i paesi orientali, oltre che in Occidente.
Invito quindi tutti voi ad aprire il sito dell’IsIAO: www.giuseppetucci.isiao.it e sottoscrivere l’appello al Capo dello Stato in modo che intervenga tempestivamente per fermare tale ignominia.”

Diario newyorkese – Italo Calvino

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Del primo pezzo riportato, interessanti sono le osservazioni sulla letteratura e il confronto tra società totalizzante sovietica e americana ; la descrizione del Museo Guggenheim vale per la fine: lo sprezzante e impietoso commento del ligure su Dalì; l’ultimo breve appunto ci rivela un Calvino pudico e anche un pò scioccato…

James Purdy

Sono stato a trovare Purdy, che sta a Brooklyn ma nella parte abbastanza signorile. Mi riceve nella sua camera d’affitto che divide con un professore. Cucina e camera da letto doppia tutto in una stanza. Purdy vive per un anno, lasciato il lavoro, con una borsa della fondazione Guggenheim e così ha potuto finire un romanzo, The Nephew [...]

Purdy è un tipo molto patetico, di mezz’età grasso e grosso e dolce, biondo rossiccio e imberbe, vestito seriamente, una specie di Gadda senza isteria, tutto dolcezza. Se è omosessuale lo è con molta discrezione e melanconia. Ai piedi del suo letto, un attrezzo per il sollevamento pesi. Sopra il letto una stampa inglese ottocentesca d’un pugilatore. Una risproduzione di un crocifisso di Rouault. Intorno, sparsi, libri di teologia. Parliamo tristemente della letteratura americana, soffocata dalle esigenze commerciali. Se non si scrive come vuole il New Yorker non si è pubblicati. [...]
La buona letteratura in America è clandestina, è nei cassetti di autori sconosciuti, e solo per caso qualcuno viene alla luce rompendo la cappa di piombo della produzione commerciale.

Vorrei fare discorsi sul capitalismo e il socialismo ma certo Purdy non mi capirebbe, nessuno qui sa o sospetta l’esistenza del socialismo, il capitalismo avvolge e permea di sè tutto, l’antitesi ad esso è una sparuta, fanciullesca rivendicazione spirituale senza linea nè prospettiva; a differenza della società sovietica in cui l’unità totalitaria della sociatà è basata sulla coscienza continua dell’avversario, dell’antitesi, qui invece siamo in una struttura totalitaria di tipo medievale, basata sul fatto che non esiste nessuna antitesi nè alcuna coscienza di una possibile antitesi se non come evasione individualista. E per di più tutti stanno bne e con il sistema delle Foundations.

Il museo Guggenheim

In queste settimane argomento d’obbligo di tutte le conversazioni newyorkesi è il nuovo museo di segnato da Frank LLoyd Wright per ospitare la collezione Salomon Guggenheim, da poco inaugurato. Tutti lo criticano; io ne sono un sostenitore fanatico ma mi trovo quasi sempre isolato. E’ una specie di torre a spirale, una rampa continua di scale senza gradini, con una cupola di vetro. Salendo e affacciandosi si ha sempre una vista diversa con proporzioni perfette, dato che c’è una sporgenza semicircolare che corregge la sppirale, e in basso c’è una fettina d’aiola ellittica e una vetrata con uno spicchio di giardino, e questi elementi, mutando sempre ad ogni altezza ci si sposti sono un esempio di architettura in movimento di esattezza e fantasia uniche. Tutti dicono che l’archittettura sovrasta la pittura ed è vero (pare che Wright odiasse i pittori), ma che importa: uno va lì per prima cosa per vedere l’architettura, e poi anche i quadri uno li vede sempre illuminati bene uniformemente che è la prima cosa. [...]

Di fatto la collezione Guggenheim non è miracolosa, a parte la formidabile raccolta di Kandinsky che avevamo già vista a roma e ci sono molti pezzi di second’ordine. (Non come il non vasto Museum of Modern Art che sono tutti capolavori da levare il fiato, o anche bellissime sale di pittura moderna al Metrpolitan, sconciate purttroppo da un orrendo dalìche la gente fa la coda per guradarlo).

Il terzo sesso

E’ più diffuso che a Roma. Specialmente qui al Village. Il turista ignaro entra in un locale qualsiasi per fare breakfast e tutt’a un tratto si accorge che lì dentro, avventori, camerieri, cuochi, sono senza dubbio di quelli.

Diario americano – Italo Calvino

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Alla fine del novembre ’60, Calvino compie un viaggio negli Stati Uniti che lo porta nelle principali località del paese. Il viaggio dura sei mesi: quattro ne trascorre a New York.

Il suo diario si compone di lettere, appunti e riflessioni inviate alla casa editrice Einaudi e Daniele Ponchiroli all’epoca caporedattore dell’Einaudi.

Vi propongo alcuni stralci direi divertenti e curiosi di questa sorta di reportage,
tratti da Eremita a Parigi. Pagine autobiografiche.

Diario americano 1959-1960

Da bordo, 3 nov. 1959

Caro Daniele cari amici,

La noia ha ormai per me l’immagine di questo transatlantico. Cosa ho mai ho fatto a non prendere l’aereo? Sarei arrivato in America pervaso dal ritmo del mondo dei grandi affari e della grande politica, invece vi arriverò gravato da una già forte dose di noia americana, di vecchiaia americana, di povertà di risorse vitali americana. Per fortuna mi resta solo una sera da passare sul vapore, dopo quattro sere d’una noia disperante. Il sapore da “belle epoque” dei transatlantici non più a resuscitare neanche un’immagine. Quel tanto di ricordo del tempo passato che puoi recuperare da Montecarlo o da San Pellegrino Terme, qui non c’è, perché il transatlantico è nuovo, una cosa antiquata costruita pretenziosamente adesso, e popolata da gente antiquata, vecchia e brutta.

L’unica cosa che se ne può trarre è una definizione della noia come uno sfasamento rispetto alla storia, un sentirsi tagliati fuori con la coscienza che tutto il resto si muove: la noia di Recanati come quella delle Tre sorelle non è diversa dalla noia di un viaggio in transatlantico.

Viva il Socialismo.

Viva l’Aviazione.

***

La beat generation

Al party da Rosset c’è Allen Ginsberg con una barbaccia nera schifosa, una maglietta bianca sotto un vestito scuro a doppio petto, scarpette da tennis. Con lui sono tutto un seguito di beatniks ancor più barbuti e sporchi. Si sono spostai quasi tutti da San Francisco a New York, anche Kerouac che però stasera manca.

L’avventura di Arrabal

Naturalmente i beatniks fraternizzano subito con Arrabal, barbuto anch’egli (la barba a collare parigina e la barba incolta dei beat) e lo invitano a casa loro a sentire recitare versi. Ginsberg vive come marito e moglie con un altro barbuto, e vorrebbe che Arrabal assistesse ad un loro amplesso fra barbuti. Trovo Arrabal tornando in albergo spaventato e scandalizzato perché volevano sedurlo. Il blouson noir venuto in America per scandalizzare è tutto sbigottito del primo incontro con l’avanguardia americana e improvvisamente si rivela il povero ragazzetto spagnolo che fino a pochi anni fa studiava da prete.

Racconta che in casa loro i beatniks sono molto puliti, hanno una bella casa con frigorifero e televisione, vivono come in un tranquillo menage borghese e si vestono di abiti sporchi solo per uscire.

***

Le donne

Le molto attraenti sono rare. Generalmente piccolo-borghesi. Gira gira, Torino.

AMO (parte I)

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Il poema, pubblicato a Mosca nel 1922, è costruito su fatti autobiografici e dedicato a Lilja Brik.
Ve lo propongo in tre “puntate”. A fine pagina trovate le note.

Di solito così

A ogni uomo che nasce è dato d’amare,

ma tra impieghi,

proventi

e altro,

giorno per giorno

s’inaridisce il terreno del cuore.

Il cuore è vestito d’un corpo,

il corpo di una camicia.

Ma non basta ancora!

Un tizio –

un idiota!-

inventò i polsini

e prese a inamidar gli sparati.

Invecchiando, di colpo ci si pente.

La donna si trucca.

L’uomo fa come il mulino, metodo Muller *.

Ma è tardi.

La pelle si copre di rughe.

L’amore fiorisce appena,

appena,

e subito sfiorisce.


Bambino

Io d’amore fui dotato a sufficienza.

Ma fin dall’infanzia

la gente

è addestrata alla fatica.

Io, invece,

scappavo sulla riva del Rion**,

andavo a zonzo

senza fare un accidenti.

La mamma si arrabbiava:

“Mascalzone di un bambino!”.

Il papà minacciava di frustarmi con la cinghia.

Io, invece,

tre rubli falsi nella tasca,

giocavo con la soldataglia a “tre fogliette”*** sotto lo steccato.

Senza il fastidio delle scarpe,

senza il fastidio della camicia,

mi cocevo alla calura di Kutaisi****.

Volgevo al sole la schiena,

o la pancia,

fino ad aver la nausea.

Il sole si stupiva:

“Lo si vede appena,

eppure,

ce n’ha, di cuore!

E come si dà da fare con quel cuore!

Com’è che in lui,

grande come un arsin*****,

c’è posto

per me,

per il fiume

e per rocce da cento verste******?”

* Si tratta del celebre metodo di ginnastica di Muller.
** Fiume che attraversa la città di Kutaisi.
*** Gioco di carte
**** Città della Georgia.
***** Vecchia misura di lunghezza russa, corrispondente a un pò meno di un metro.
****** Misura di lunghezza russa.

AMO (parte II)

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Adolescente

In gioventù c’è un sacco di roba da studiare.

S’insegna la grammatica a scemi e a sceme.

Me, invece,

hanno scacciato dalla quinta classe.

Hanno preso a sbattermi nelle prigioni di Mosca.

Negli appartamenti

del nostro piccolo mondo

crescono ricciuti poeti

per celebrare le camere da letto.

Che ci trovi in quelle liriche da cani pechinesi?

Ho imparato

ad amare

nelle carceri di Butyrki*.

Che mi importa della nostalgia per il Bois Boulogne?

Che m’importa dei sospiri alla vista del mare?

Io

mi sono innamorato

di un’impresa di pompe funebri

dallo spioncino della cella 103.

che vede tutti i giorni il sole

si dà delle arie.

“Cosa saranno mai quattro raggi!” – egli dice.

Io, invece,

per un riflesso giallo

sul muro

avrei dato allora qualunque cosa al mondo.

La mia università

Conoscete il francese.

Dividete.

Moltiplicate.

Declinate a meraviglia.

E allora, su, declinate!

Ma ditemi:

siete capaci

di cantare assieme a una casa?

E il linguaggio dei tram lo capite?

Il pulcino umano

appena esce dal guscio

tende la mano ai libri,

ai quinterni dei quaderni.

Io, invece, imparavo l’alfabeto dalle insegne,

sfogliando pagine di ferro e di latta.

La terra, loro la prendono,

la spelano,

la scorticano

e poi la studiano.

E non è che un minuscolo mappamondo.

Io, invece,

imparavo la geografia coi fianchi:

non per niente

mi buttavo a terra

per dormire!

Gli Ilovajskie** sono agitati da gravi problemi:

“Era davvero rossa la barba di Barbarossa?”.

Facciano pure!

Io non frugo in polverose assurdità,

ogni storia mi è a Mosca familiare.

Scelgono Dobroljubov*** (per odiare il male):

il cognome è loro contro,

si lamenta il casato.

Io,

i grassi,

dall’infanzia son uso ad odiarli,

sempre pronti

a vendersi per un pranzo.

Una volta istruiti,

provano

a piacere alle dame:

piccole idee tintinnano nelle loro teste di ferro.

Io, invece,

parlavo solo alle case.

Miei soli interlocutori: le pompe d’acqua.

Con l’abbaino intento ad ascoltare,

afferravano i tetti le parole che lanciavo alle loro orecchie.

E poi,

della notte

e l’uno dell’altro

cicalavano,

agitando la loro lingua-banderuola.

Adulto

Gli adulti hanno i loro affari.

Le tasche gonfie di rubli.

L’amore?

Prego!

Per cento rubli.

Io, invece,

senza tetto,

le mani enormi

nelle tasche sfondate,

me ne andavo a zonzo con gli occhi bene aperti.

È notte.

Voi indossate l’abito migliore.

Con l’anima riposate sulle mogli o sulle vedove.

Me, invece,

Mosca soffocava tra le sue braccia

Con l’anello senza fine delle Sadovye.

Nei vostri cuori,

nei vostri orologi,

le amanti fanno tic tac.

In estasi le coppie nelle alcove d’amore.

Io,

sdraiato su Piazza della Passione****,

coglievo il selvaggio palpito delle capitali.

Col cuore aperto,

quasi di fuori,

m’aprivo al sole e alle pozzanghere.

Entrate con le vostre passioni!

Arrampicatevi con i vostri amori!

Da adesso non ho più potere sul mio cuore.

Degli altri, invece, ne conosco il domicilio.

Sta nel petto, lo sanno tutti!

Con me

l’anatomia ha perso la testa.

Sono tutto cuore,

mi batte dappertutto.

Oh, quante furono,

solo di primavere,

gettate in vent’anni dentro il mio forno!

Non consumato, il loro peso è insopportabile.

Insopportabile,

non per modo di dire,

ma veramente.

Che cosa è venuto fuori

Più di quanto sia lecito,

più di quanto sia possibile,

come

un delirio di poeta incombe nel sogno,

enorme si fece il groppo al cuore,

enorme l’amore,

enorme l’odio.

Sotto il peso

Le gambe

Avanzavano vacillando.

Tu lo sai

Che io

Sono ben piantato;

eppure,

mi trascino come appendice del cuore,

piegando le mie spalle gigantesche.

Mi gonfio con il latte dei versi,

e non ne spargo di fuori, non c’è dove,

e di nuovo mi gonfio.

Mi ha sfinito la lirica,

nutrice del mondo,

iperbole

del prototipo di Maupassant*****.

___

* Carcere di Mosca che non esiste più.
** D. Ilovajskij (1832-1920): autore reazionario di manuali di storia in uso nella scuola zarista.
*** Gioco di parole intraducibile: il cognome dello scrittore democratico rivoluzionario Nikolaj Dobroljubov è formato dalle parole: “dobryj”-buono e “ljubov”-amore
**** Una piazza di MOsca che ora si chiama piazza Puskin.
***** Allusione al racconto di Maupassant Idillio

AMO (parte III)

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Chiamo

Lo sollevai come un atleta,

lo portai come un acrobata.

Come si chiamano gli elettori ad un comizio,

come i villaggi

negli incendi

si chiamano con campane a martello,

io chiamavo:

“Eccolo!

Ecco!

Prendetelo!”

Quando

Una tale mole ansimava

per la polvere,

per il fango

e per la neve accumulata,

le dame,

subito,

via da me

come un razzo filavano:

“per noi ci vorrebbe qualcosa di più piccolo,

per noi, qualcosa come un tango…”.

Non riesco a portarlo,

e porto il mio peso.

Voglio gettarlo,

e so

che non lo getterò!

Le costole non reggono la spinta.

La cassa toracica ha scricchiolato per lo sforzo.

Tu

Sei venuta

a cercare il mio ruggito,

la mia coprporatura:

hai guardato,

e hai visto

che sono solo un ragazzo.

Hai preso

Hai tolto il cuore

E, così, semplicemente

Ti sei messa a giocare,

come una bambina a palla.

E tutte,

come davanti a un miracolo:

qui sta impalata una dama,

lì una signorina.

“Amare uno così?

Ma quello ti si avventa contro!

Sarà una domatrice,

una che viene da un serraglio!”.

Io, invece, esulto.

No,

niente giogo!

Impazzito di gioia,

saltavo,

come un indiano a nozze balzavo,

tanto mi sentivo allegro,

tanto leggero.

Impossibile

Da solo non ce la faccio

a portare un pianoforte

(ancor meno

una cassaforte).

E se non una cassaforte,

se non un pianoforte,

potevo io portare il mio cuore,

dopo averlo ripreso?

Lo sanno bene i banchieri:

“Siamo ricchi sfondati, noi.

Se le tasche non bastano,

c’è posto nella cassaforte”.

In te

Ho celato

L’amore,

come tesoro nel ferro,

e me ne vado in giro,

felice come un Creso.

E magari,

se ne avrò voglia,

piglierò un sorriso,

o mezzo,

o ancor meno,

e in buona compagnia, scialacquando,

getterò in mezza nottata

una quindicina di rubli di spiccioli poetici.

Così anche con me

Perfino la flotta rientra al porto.

Perfino il treno corre verso la stazione.

E io verso di te ancor più,

perché io amo,

sono proteso e attirato.

Il cavaliere avaro di Puskin* scende

ad ammirare e frugare nei suoi sotterranei.

Così io

Ritorno a te, o amata.

Mio è questo cuore:

lo ammiro.

Voi tornate a casa contenti.

Vi raschiate la sporcizia,

radendovi e lavandovi.

Così io

ritorno a te,

e andando

verso di te,

non vado forse a casa?!

Il grembo terrestre i terrestri accoglie.

Noi torniamo alla nostra meta finale.

Così io

Verso te

Inesorabilmente tendo,

anche appena separati,

e persi di vista appena.

Conclusione

Non cancelleranno l’amore

né le liti

né le distanze.

È pensato,

provato,

riprovato.

Innalzando solennemente i versi come le dita,

lo giuro:

amo

di un amore immutabile e fedele.

___

* Puskin scrisse il poema Il cavaliere avaro

Propositi estivi

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Presquille de Giants, Francia. Agosto 2007

A Filicudi
tutti nudi
a mangiare pesci crudi.

Stefano Benni – Slogan -

Prima o poi l’amore arriva

Bigote

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Eduardo Arroyo
Diferentes tipos de bigote español
1970

Imparare a vivere

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Bisogna uccidere fino in fondo
la memoria
bisogna che l’anima si purifichi
bisogna di nuovo imparare a vivere.
(Anna Achmatova)

I mille volti della Palestina

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20-22 giugno 2008
I mille volti della Palestina
- S.Oreste (Roma) -

autore:
associazione per la Pace
i mille volti della Palestina

L’Associazione per la Pace e il Comune di Sant’Oreste

presentano

I MILLE VOLTI DELLA PALESTINA
20-22 Giugno2008
Presso il teatro comunale e l’anfiteatro di Sant’Oreste
Sant’Oreste (Roma – Km 38 della Via Flaminia)

www.assopace.org

SABATO 21
(Anfiteatro – ingresso libero)

h21.00 SPETTACOLO TEATRALE:

SANGUE PALESTINESE” della Compagnia “Teatro Forsennato”
Testo di Marco Dotti e Dario Aggioli diretto da Dario Aggioli con Stefania Papirio, Sergio Lo Gatto, Vincenzo Occhionero, Domiziana De Fulvio. Il Dipartimento di Studi Orientali dell’Università di Roma “La Sapienza,” in collaborazione con Marco Dotti, giornalista e scrittore, Teatro Ateneo e Teatro Forsennato, ha voluto commemorare i trent’anni dall’omicidio di Wael Zuaiter, intellettuale palestinese, con uno spettacolo/conferenza. Lo spettacolo narra le vicende di un commando assassino che in pochi anni ha ucciso sette intellettuali palestinesi, tra cui Wael Zuaiter, proprio a Roma più di 30 anni fa. La storia ripercorre il reclutamento, addestramento ed indottrinamento di questi da parte del Mossad, servizio segreto israeliano, e la loro successiva cattura.
In bocca al lupo all’agente del Mossad…. ; )

All’anguria

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Quando l’agosto spegne
politica e disciplina
quando anche con Bisaglia
andresti in piscina
un rosso desiderio
eppur resiste
saldi nel solleone
i compagni ti baciano
con devota passione
tu, rossa passionaria
o anguria
bandiera proletaria

Se il borghese melone
gran qualunquista
sta con i fichi e il prosciutto
fa alleanza con tutto,
tu da sola rimani
e bisogno non hai
che della nostra sete
e delle nostre mani
nel ricurvo sorriso
del tuo quarto di luna
ci chiniam riverenti
sprofondando il viso
dolce come nessuna
o rossa passionaria
o anguria
bandiera proletaria.

Stefano Benni,
da Prima o poi l’amore arriva
1983

Maturità

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Povero Montale. Bistrattato così.

Confuso a sto modo.

Ripenso al tuo sorriso ed è per me un’acqua limpida
scorta per avventura tra le pietraie d’un greto,
esiguo specchio in cui guardi un’ellera e i suoi corimbi
e su tutto l’abbraccio di un bianco cielo quieto,

Codesto è il mio ricordo; non saprei dire, o lontano,
se dal tuo volto si esprime libera un’anima ingenua,
vero tu sei dei raminghi che il male del mondo estenua
e recano il loro soffrire con sé come un talismano.

Ma questo posso dirti, che la tua pensata effigie
sommerge i crucci estrosi in un’ondata di calma,
e che il tuo aspetto s’insinua nella memoria grigia
schietto come la cima di una giovane palma…

***

La Gelmini ha fatto visita agli strudenti del liceo Francesco d’Assisi, di Centocelle, quartiere popolare di Roma.
Chissà se ha scambiato qualche parola con il professor Mario Merlino. Fascista.

Buon lavoro mister!

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“Da piccolo a Praga mi dissero ‘prendi quella posizione’ e mai ‘prendi quell’uomo’:
da quel giorno non ho più cambiato idea, sarebbe stata la zona il mio modulo di gioco ideale.”

 

e forza Stella Rossa….

Caso Moro – dibattiti

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27 Giugno 2008
Casa della Memoria e della Storia
-Sala Multimediale-

via Francesco di Sales, 5
Trastevere

Persona & Società
La presentazione della rivista “PERSONA & SOCIETÀ” (Odradek edizioni), quadrimestrale dell’ANPI di Roma – diretto da Massimo Rendina – conclude la seconda annata con un numero dedicato ad Aldo Moro.
Presentare al pubblico e alla stampa il numero 5-6 di Persona&Società è anche l’occasione per cogliere, in questo numero, le caratteristiche della rivista: valorizzazione degli studi storici e vaglio delle diverse interpretazioni. A tal fine sono stati chiamati a discutere, sul tema controverso a cui è dedicato l’ultimo numero, storici quali Nicola Tranfaglia, Francesco Biscione e Giuseppe De Lutiis che si confrontano introdotti da Davide Conti, curatore del numero.

  • Ore 17: “Compromesso storico, solidarietà nazionale e caso Moro: una chiave di lettura della “Terza fase della democrazia italiana” coordina Davide Conti (Università La Sapienza di Roma). Interventi di Nicola Tranfaglia (Professore Emerito di storia dell’Europa Università di Torino), Giuseppe De Lutiis (Consulente della Commissione stragi del Parlamento), Francesco Maria Biscione (Enciclopedia Treccani).
  • Con riferimento al medesimo tema, dalle 21 alle 23 dello stesso venerdì 27, vengono proiettati brevi stacchi di film o sceneggiati incentrati sulla figura di Aldo Moro al fine di dibattere, con registi e sceneggiatori, la questione della responsabilità del trattare e restituire eventi storici pur in un prodotto commerciale e d’intrattenimento quali sono i film e le fiction in genere.
  • Alle ore 21: “Il rapimento di Aldo Moro ed il cinema italiano: linguaggi, immagini e rappresentazione” proiezione di antologia di brani dei film girati sul caso Moro. Interviene Christian Uva (Università Roma Tre, autore del libro “Schermi di piombo”).

Iniziativa a cura di ANPI di Roma

Addio a Rigoni Stern

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Il sergente nella neve

Le mucche del re Gyanendra

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Da Peacereporter di ieri

Una settimana dopo che il re Gyanendra è diventato un cittadino comune, i nepalesi non hanno ancora deciso che cosa fare delle mucche dell’ex monarca nella residenza reale, diventata museo nazionale presto aperto anche al pubblico. Ora le sessanta mucche del re pascolano tranquille nel parco del palazzo di Narayanhiti, a Kathmandu. Anche se sono considerate animali sacri dagli Hindu, la religione maggioritaria nel Nepal, le autorità locali pensano che sia meglio che lascino il palazzo. Govinda Prasad Kusum, funzionario incaricato di preparare l’inventario della dimora reale, ha detto che “non possiamo manterenere le sessanta mucche del re, forse il ministero dell’Agricoltura potrebbe usarle per la ricerca”.

Ragù?????

L’amore passa

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Scusami,
ho usato
la nostra canzone
per una nuova relazione.

Stefano Benni,
Prima o poi l’amore arriva
1983

Un classico insomma.

Il Compagno Romeo

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Questa è la storia del compagno Romeo

che non sapeva stare in corteo

ad ogni carica della polizia

cadeva, inciampava e diventava rosso

perché s’era fatto la molotov addosso

perdeva gli occhiali

restava staccato

sbagliava gli slogan

cantava stonato

se dava una mano

a far barricate

restava ogni volta

con le mani incastrate

se partecipava

agli espropri nei bar

soltanto cedrata

riusciva ad espropriar

in quanto alle bottiglie

per uso militare

tutte nella sua macchina

gliele facean portare

(per cui la sua seicento

nei giorni duri e belli

sembra l’enoteca

di Luigi Veronelli)

e una volta, guidando

sul luogo della lotta

tamponò una Mercedes

e fece Piedigrotta

giunto, tra i candelotti

fitti da fa paura

vide venirgli accanto

nel fumo una figura

compagno! Gli gridò

passami il sampietrino

e innanzi si trovò

l’appuntato Padalino

seguì colluttazione

con scambio di pappine

Romeo dentro ad un portone

riuscì a scappare infine

ed eccoli gli agenti

che attaccano il corteo

con un pavè tra i denti

si lancia il buon Romeo

bang! E il sasso vola

a colpire un gippone

bang! Ed un altro sasso

tira con precisione

s’ode un grido! Romeo

l’hai fatta proprio bella

ha preso nella testa il povero Pannella

lo chiama il capitano

del plotone autonomia

Romeo sei un disastro

è meglio se vai via

Romeo piangente e mesto

tornò a casa e abbozzò

entrò nel Manifesto

e più non ci pensò

ma se sotto al balcone

vede sfilar gli armati

gli viene il lacrimone

per i tempi passati

e per sfogarsi un po’

quando nessuno lo sente

sfascia una macchinina

presa alla Rinascente

Questa è la storia del compagno Romeo

che non sapeva stare in corteo.

Stefano Benni,
da Prima o poi l’amore arriva
1983

Le grida di Giordano Bruno

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In fin dei conti, non c’è una grande differenza tra un dizionario biografico e un enorme cimitero. Le tre righe secche e indifferenti con cui nella maggior parte dei casi i dizionaristi riassumono una vita, sono l’equivalente della semplice sepoltura che accoglie i resti di coloro che (mi si perdoni il facile gioco) non lasciano resti.

La pagina piena, con autografo e fotografia, è il mausoleo della bella pietra, porte di ferro e corona di bronzo, più pellegrinaggio annuale.
Ma il visitatore farà bene a non lasciarsi confondere dalle facciate d’architetto, dalle sculture e croci, dalle prefiche di marmo, da tutto lo scenario che la morte pomposa ha sempre apprezzato. Così come dovrà fare attenzione, se si trova in campo aperto, senza riferimenti, a dove mette i piedi perchè non gli accada di trovarsi sotto le scarpe il più grande uomo del mondo.

Non starà tuttavia calpestando la tomba di Giordano Bruno, perchè questi fu bruciato a Roma, arse atrocemente come arde il corpo umano, e di lui, che io sappia, neppure le ceneri furono conservate. Ma allo stesso Giordano, affinchè ogni cosa sia nel posto che le compete e giustizia infine sia fatta, furono riservate quattro righe in questo dizionario biografico. In così poco spazio, in così poche lettere, tra la data di nascita (1548) e la data di morte (1600), limiti di un universo personale che visse nel mondo, ben poco si dice: italiano, panteista, domenicano, abbandonò l’ordine, si rifiutò di rinunciare alle proprie idee, fu bruciato vivo. Nient’altro. Nasce e vive un uomo, lotta e muore, così, per questo. Quattro righe, riposa in pace, pace alla tua anima se in lei credevi. E noi facciamo un’eccellente figura tra amici, in società, in riunione, a un tavolo di ristorante, nelle discussioni profonde, se lasciamo cadere al momento opportuno, in modo spigliato e competente, la mezza dozzina di parole di cui abbiamo fatto una specie di grimaldello o di chiave falsa che crediamo possa aprire una vita e una coscienza.

Ma, per nostra costernazione, se siamo in un momento di rara lucidità, le grida di Giordano Bruno erompono come un’esplosione che ci strappa di mano il bicchiere di whisky e ci spegne sulle labbra il sorriso intellettuale che abbiamo scelto per parlare in certi casi. Sì, questa è la verità, la scomoda verità che viene a sconvolgere il pacato intento del dialogo: Giordano Bruno gridò quando fu bruciato, non dice che gridò. E allora, che dizionario è mai questo che non informa? A che mi serve una biografia di Giordano Bruno che non parla delle grida che egli lanciò, lì a Roma, in una piazza o in un cortile, circondato dalla folla, chi attizzava il fuoco, che redigeva serenamente l’atto dell’esecuzione?

Troppo spesso dimentichiamo che gli uomini sono di carne che facilmente soffre. Fin dall’infanzia gli educatori ci parlano di martiri, ci danno esempi di civismo e di morale a loro spese, ma non dicono quanto fu doloroso il martirio, la tortura. Tutto rimane astratto, filtrato, come se guardassimo la scena, a Roma, attraverso pareti di vetro che soffocassero i suoni, e le immagini perdessero la violenza del gesto per opera, grazia e virtù della rifrazione. E allora possiamo dire, tranquillamente, gli uni e agli altri che Giordano bruno fu bruciato. Se gridò, non lo abbiamo udito. E se non l’abbiamo udito, dov’è il dolore?
Ma gridò, amici miei. E continua a gridare.

da Il perfetto viaggio,
Josè Saramago.

Attesa…

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Sono in trepidante attesa e incrocio le dita.
Ieri sera, peccato, la Romania non ce l’ha fatta…

Sarò anti-italiana?
Fatto sta che spero nel buon cuore dei giocatori olandesi nel far vincere la Romania
e spero che la Francia tiri fuori, solo per l’occasione magari, 
il suo spirito revanchista….

Oltre il ponte

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Tutto il male avevamo di fronte,
Tutto il bene avevamo nel cuore,
A vent’anni la vita è oltre il ponte,
Oltre il fuoco comincia l’amore.

da Oltre il ponte.

Questa canzone partigiana è stata scritta da Italo Calvino all’interno di quel progetto culturale/musicale che è stato il Cantacronache (la cui eredità venne raccolta nel Nuovo Canzoniere Italiano)

La Sfinge II

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Rimango sempre di stucco davanti alla libertà delle donne. Noi le vediamo come esseri subalterni, ci divertiamo alle loro futilità, le cambiamo quando ormai sono sciupate, e ognuna di loro è capace di coglierci alla sprovvista, stendendoci davanti vastissimi campi di libertà, come se sotto alla loro obbedienza, un’obbedienza che sembra cercare se stessa, costruissero le mura di un’indipendenza rude e illimitata. Dinanzi a queste mura noi, che credevamo di sapere tutto dell’essere inferiore che a poco a poco abbiamo addomesticato o abbiamo trovato addomesticato, ci ritroviamo disarmati, inesperti e spaventati: quel cagnolino che tanto volenterosamente si rotolava per terra, sulla schiena, mostrando il ventre, d’un balzo si mette in piedi, fremente d’ira, e all’improvviso i suoi occhi ci sono estranei, occhi profondi, sfuggenti e ironicamente indifferenti. Quando i poeti romantici dicevano (o dicono ancora) che la donna è una sfinge, avevano ragione, che Dio li benedica. La donna è la sfinge, e dev’esserlo, perché l’uomo si è impadronito di ogni conoscenza, di ogni sapere, di ogni potere.
Ma tale è la fatuità dell’uomo che alla donna è bastato erigere in silenzio i muri dell’ultimo rifiuto perché lui, sdraiato all’ombra, quasi fosse sdraiato sotto una penombra di palpebre obbedienti, potesse dire, convinto: «Non c’è niente al di là di questa parete». Tremendo errore da cui non ci siamo ancora risvegliati.
La segretaria Olga ha fatto l’amore con me, ma non per obbedienza al maschio, né per abitudine alla sottomissione, né tantomeno per effetto del mio fascino. Mi ha accettato perché lo aveva già deciso, o si era preparata a deciderlo qualora l’occasione lo avesse richiesto. E se è vero che la mezz’ora intercorsa fra il suo ingresso e il gesto delle braccia incrociate con cui si è sfilata la blusa da sopra la testa, è stata colmata dai passaggi e dai trucchi di una seduzione stanca, il motivo è solo quel piccolo, reciproco cerimoniale cui le coppie non devono venir meno, o ne potrebbe essere pregiudicato il seguito.

Josè Saramago
Manuale di pittura e calligrafia
1977

Articolo precedente

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Scuola Estiva di Alta Formazione 2008

Istituto Italiano per Gli Studi Filosofici
Fondazione Basso Sezione Internazionale
Associazione Popoli Diritti Culture

Scuola Estiva di Alta Formazione
Viareggio 26-30 Agosto 2008

Premessa

Ebraismo, cristianesimo e islam hanno la stessa origine semitica e possono essere viste come un grande sistema religioso comune. Ma ognuna delle tre religioni pretende, sia pure con sfumature diverse, di essere depositaria dell’unica vera fede. Questa pretesa di assolutismo ha disseminato la storia di lutti e di massacri.Werner Weick

Discutiamone

PROGRAMMA

LE TRE RELIGIONI MONOTEISTE DELL’AREA MEDITERRANEA

Loro importanza nella formazione socio politica culturale dei popoli di appartenenza. Franco Voltaggio, Università di Macerata

Loro forza spirituale nel convincimento dei popoli ad una pacifica convivenza. Massimo Toschi, Assessore alla cooperazione, pace e riconciliazione della Regione Toscana

Loro influenza sulla formazione dell’identità femminile:

- Ebraismo
Giacoma Limentani, scrittrice e traduttrice – Pupa Garribba, giornalista Redazione Confronti – Ester Fano, Università La Sapienza Roma

- Islam
Rosanna Budelli, Università L’Orientale di Napoli – Maria Luisa Albano, Università di Enna

- Cristianesimo
Adriana Valerio, Università Suor Orsola Benincasa Napoli – Gabriella Caramore, giornalista e conduttrice della trasmissione Uomini e Profeti.

*****

L’inaugurazione della scuola avrà inizio martedì 26 Agosto alle ore 17 presso la sala ATP situata al 2° piano del Palazzo delle Muse in Piazza Mazzini a Viareggio con la partecipazione ed i saluti delle autorità e dei rappresentanti istituzionali presenti sul territorio delle tre religioni.

Orario e attività
Le lezioni si svolgeranno durante la mattina a partire dalle ore 10. Ciascuna lezione sarà di 45 minuti. Sono previsti un coffee break di 15 minuti ed una discussione finale sugli argomenti trattati (12,30- 13,30).

Le lezioni previste per il mercoledì pomeriggio inizieranno alle ore 17 e termineranno alle ore 20.
Un seminario sul cinema sarà tenuto nei pomeriggi di giovedì e venerdì alle ore 17 con proiezione di film.

Orario giornaliero definitivo
Il programma giornaliero delle lezioni sarà comunicato agli inizi del mese di agosto 2008.

Al termine del corso, consegna degli attestati di partecipazione agli iscritti che hanno frequentato il seminario di studio per intero.

Modalità di iscrizione

Per iscriversi, copiare il seguente modulo su documento word, compilarlo e inviarlo, unitamente ad un breve curriculum vitae, all’indirizzo email dirittipopoli@yahoo.it.

Modulo di iscrizione

La quota di iscrizione al corso è di € 60, a parziale copertura delle spese di accoglienza e trasferta dei docenti, da versare all’atto dell’iscrizione. Il versamento può essere effettuato sul ccp n. 72568074 intestato a “Associazione Popoli Diritti Culture”, Via Antichi 93 55041 Camaiore (Lu).

Per ulteriori informazioni
Segreteria della Scuola Estiva di alta Formazione Via Antichi, 93
55041 – Camaiore (LU)
Telefono e fax +39 0584 980355
Cell. 3483603056

Regola ed eccezione

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Eduardo Arroyo, Vestido bajando la escalera, 1976.

La prassi è soltanto l’eccezione
e la teoria è la regola.

(K. Marx, da La questione ebraica)

Odio gli indifferenti

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Pier Paolo Pasolini di fronte le ceneri di Antonio Gramsci, Cimitero Acattolico di Roma (1961)

Odio gli indifferenti. Credo che vivere voglia dire essere partigiani. Chi vive veramente non può non essere cittadino e partigiano. L’indifferenza è abulia, è parassitismo, è vigliaccheria, non è vita.
Perciò odio gli indifferenti.

L’indifferenza è il peso morto della storia. L’indifferenza opera potentemente nella storia. Opera passivamente, ma opera. È la fatalità; è ciò su cui non si può contare; è ciò che sconvolge i programmi, che rovescia i piani meglio costruiti; è la materia bruta che strozza l’intelligenza. Ciò che succede, il male che si abbatte su tutti, avviene perché la massa degli uomini abdica alla sua volontà, lascia promulgare le leggi che solo la rivolta potrà abrogare, lascia salire al potere uomini che poi solo un ammutinamento potrà rovesciare. Tra l’assenteismo e l’indifferenza poche mani, non sorvegliate da alcun controllo, tessono la tela della vita collettiva, e la massa ignora, perché non se ne preoccupa; e allora sembra sia la fatalità a travolgere tutto e tutti, sembra che la storia non sia altro che un enorme fenomeno naturale, un’eruzione, un terremoto del quale rimangono vittime tutti, chi ha voluto e chi non ha voluto, chi sapeva e chi non sapeva, chi era stato attivo e chi indifferente. Alcuni piagnucolano pietosamente, altri bestemmiano oscenamente, ma nessuno o pochi si domandano: se avessi fatto anch’io il mio dovere, se avessi cercato di far valere la mia volontà, sarebbe successo ciò che è successo?

Odio gli indifferenti anche per questo: perché mi dà fastidio il loro piagnisteo da eterni innocenti. Chiedo conto a ognuno di loro del come ha svolto il compito che la vita gli ha posto e gli pone quotidianamente, di ciò che ha fatto e specialmente di ciò che non ha fatto. E sento di poter essere inesorabile, di non dover sprecare la mia pietà, di non dover spartire con loro le mie lacrime.

Sono partigiano, vivo, sento nelle coscienze della mia parte già pulsare l’attività della città futura che la mia parte sta costruendo. E in essa la catena sociale non pesa su pochi, in essa ogni cosa che succede non è dovuta al caso, alla fatalità, ma è intelligente opera dei cittadini. Non c’è in essa nessuno che stia alla finestra a guardare mentre i pochi si sacrificano, si svenano. Vivo, sono partigiano. Perciò odio chi non parteggia, odio gli indifferenti.

Antonio Gramsci, 11 febbraio 1917

NAPOLITAN SCHOOL OF STUDIES ON THE RIGHTS OF PEOPLES

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Roma, 22-09-2008

NAPOLITAN SCHOOL OF STUDIES ON THE RIGHTS OF PEOPLES

Istituto Italiano per gli Studi Filosofici
Fondazione Lelio Basso-Sezione internazionale

_______________________________

RULES OF THE NEAPOLITAN SCHOOL OF STUDIES ON THE RIGHTS OF PEOPLES

Set up as a joint initiative by the Istituto Italiano per gli Studi Filosofici of Naples, and the Fondazione Lelio Basso-Sezione Internazionale of Rome, the Neapolitan School of Studies on the Rights of Peoples is holding its thirteenth course from 22 to 27 September 2008 in Rome.

I. Course Programme

The September 2008 Course is on:

Title: The human species faces ecology: the energy issue and climate change.

After exploiting the planet’s resources for centuries, human societies have now reached a decisive moment in their existence: the effects of climate change caused by heightened concentrations of carbon dioxide make it essential to drastically re-think the use of fossil fuels. But the energy issue has long been at the roots of lethal geopolitics.
It is possible – and necessary to change production and consumption patterns and life-styles to avoid the prospect of a traumatic collapse of our societies. But, as all the leading scientific academies have been insistently demanding of the world ‘governance’ authorities, to do this requires a full realisation of issues by politicians, which is wholly inadequate at the present time. Hence the need to inform and educate public opinion, and particularly the decision-takers.

The Course will be given in English.

Participants are required to attend all lectures and seminars. They will receive a Course attendance certificate.

II. Course attendance conditions
Art. 1 – 20 participants; resident in the EU countries graduates in law, economics, physical sciences, international relations, sociology, anthropology, medicine may enroll for the Course.

Art. 2 – Applications must be mailed to: Fondazione Lelio Basso-Sezione Internazionale, Via della Dogana Vecchia 5, 00186 Rome, Italy. Telephone and Fax: 003906-6877774.
E-mail: filb@iol.it – www.internazionaleleliobasso.it

Art. 3 – Applicants must indicate:
- their name, surname, place and date of birth, address, telephone, fax, e-mail;
- their academic qualification/ education degree(s) and courses they will be attending during the 2008-2009 Academic Year.

They must also provide:
- a short curriculum vitae indicating their professional and social experiences;
- a letter of introduction from a Professor.

Art. 4 – Applicants must have a good knowledge of the English language (spoken, written, reading).

Art. 5 – The required documents must arrive by mail no later than 10 July, 2008 at the address given in Art.2.

Art. 6 – Applicants will be notified of the results of the selection by 20 July, 2008.

Art. 7 – Each participant will receive a grant of Euro 1.000,00 to cover travel and accomodation expenses.

Participants are required to attend all the lectures and seminars. They will receive a Course attendance certificate.

Lectures:

22, Monday:
Giorgio Nebbia: Ecology as the culture of modernity – debate.
Gianni Mattioli: Introduction. The energy issue – debate.

23, Tuesday:
Massimo Scalia: Climate change – debate
François Rigaux: Safeguarding the planet as right of the world’s peoples – debate

24, Wednesday:
Nicola Capone: Naples, World Laboratory on Environmental Problems.
Gerardo Marotta: Need of a United European Action to sanitize the territory of the Mezzogiorno. Italy polluted by toxic waste coming from different places.

25, Thursday:
Gianni Mattioli: The nuclear issue – debate
Vincenzo Naso: Efficient energy-use and renewable energy sources – debate

26, Friday:
Giorgio Ruffolo: Ecology/Economy – debate

27, Saturday:
Andrea Masullo:
Guido Cosenza: Human societies as organisms in the light of the general laws of ecology – closing debate

Speakers:

Prof. Giorgio Nebbia: Faculty of Economics – Bari University.
Prof. Gianni Mattioli, Massimo Scalia : Faculty of M.F.N. Sciences – ”La Sapienza” University of Rome; co-Chairs of the Scientific Committee of the United Nations Decade of Education for Sustainable Development (DESD).
Prof. François Rigaux: Faculty of Law – Catholic University of Louvain; Member of the Académie Royale de Belgique, Director of the Classe des Lettres et des Sciences morales et politiques.
Dr. Gerardo Marotta: President Italian Institute for Philosophical Studies, Naples.
Prof. Nicola Capone: Secretarty General of the Assembly of the City of Naples and of the Mezzogiorno, Professor of Philosophy and author and editor of philosophical texts.
Prof. Vincenzo Naso: Faculty of Engineering – ”La Sapienza” University of Rome; President of CIRPS: Interdepartmental Centre of Research for Sustainability.
Prof.Giorgio Ruffolo: President of the European Research Centre and author of the book, ”Capitalism’s days are numbered” – Einaudi, 2008.
Prof. Andrea Masullo: University of Camerino and author of ”The challenge of the caterpillar” – Muzio editore, 2008.
Prof. Guido Cosenza: University of Naples and author of ”Transition” – Feltrinelli, 2008

Rome, June 2008

Gerardo Marotta
President, Istituto Italiano per gli Studi Filosofici
François Rigaux
Joe Verhoeven
Director, Neapolitan School of Studies on the Rights of Peoples

Granada – Eduardo Arroyo

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Eduardo Arroyo,
Granada
(trittico)

Salvador Dalì giullare di corte

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Eduardo Arroyo, Retrato del enano Sebastián de Morra, juglar de corte nacido en Figueras en la primera mitad del siglo XX
1970

Straziami!

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Se te sei er giganDe de Rodi
io n’zo er nanetto de bianGaneve…
in camBana!

Fine tragica

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E. Arroyo, A. Recalcati e G. Aillaud
Vivir y deja morir o el fin trágico de Marcel Duchamp
1965

Arrivederci, bandiera rossa – Evtušenko

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Arrivederci, bandiera rossa – dal Cremlino scivolata giù
Non come ti innalzasti, agile, lacera, fiera,
sotto il nostro esecrare sul fumante Reichstag,
sebbene pure allora intorno all’asta, truffa si attuasse.

Arrivederci bandiera rossa… Eri metà sorella, metà nemica.
Eri in trincea speranza unanime d’Europa,
ma tu di rosso schermo recingevi il Gulag
e sciagurati tanti in tuta da carcerati.

Arrivederci, bandiera rossa. Riposa tu, distenditi.
E noi ricorderemo quelli che dalle tombe più non si leveranno.
Gl’ingannati hai condotto al massacro, alla strage.
Ricorderanno anche te – ingannata tu stessa.

Arrivederci bandiera rossa. Non ci portarsti bene.
Grondavi di sangue e te noi col sangue togliamo.
Ecco perché adesso lacrime non ci sono da detergere,
così brutalmente sferzasti, con le nappe scarlatte, le pupille.

Arrivederci, bandiera rossa… Il primo passo verso la libertà
lo compimmo d’impulso sulla nostra bandiera
A su noi stessi, nella lotta inaspriti.
Che non si calpesti di nuovo «l’occhialuto» Zivago.

Arrivederci, bandiera rossa… Da te disserra il pugno,
che ti serra di nuovo, ancora minacciando fratricidio,
quando all’asta si afferra la marmaglia
o la gente affamata, confusa dalla retorica.

Arrivederci bandiera rossa… Tu fluttui nei sogni,
rimasta una striscia nel russo tricolore.
Nelle mani dell’azzurrità e del biancore
Forse il colore rosso dal sangue sarà liberato.

Arrivederci, bandiera rossa… guarda, nostro tricolore,
che i bari di bandiere non barino con te!
Possibile anche per te lo stesso giudizio:
pallottole proprie ed altri ne hanno la seta divorato?

Arrivederci, bandiera rossa… Sin dalla nostra infanzia
Noi giocavamo ai «rossi» e i «bianchi» battevamo forte.
Noi, nati nel paese che più non c’è,
ma in quell’Atlantide noi eravamo, noi amavamo.

Giace la nostra bandiera al gran bazar d’Ismajlovo.
La «smerciano» per dollari, alla meglio.
Non ho preso il Palazzo d’inverno. Non ho assaltato il reichstag.
Non sono un «kommunjak». Ma guardo la bandiera e piango

 

Padre Pizarro ci spiega tutto

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I venti angeli su Roma

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Foto Archivio Anpi

Bombardamento del quartiere San Lorenzo, a Roma. 19 luglio 1943.
Una ferita non rimarginata . San Lorenzo porta ancora, visibili, i segni di quella giornata.
Li conserva nel suo odierno aspetto urbanistico e nella memoria , propria-collettiva da una parte e pubblica dall’altra.

Nel 2003 è stato inaugurato il monumento ai “caduti”. Non mi soffermo sull’intento forzatamente retorico-celebrativo del termine (…caduti in battaglia?) ma voglio solo dire che, a distanza di quasi 5 anni, quei lastroni di vetro illuminati al neon che fanno girotondo intorno all’aiuola con su scritti i nomi dei morti sotto le bombe (circa 1500 accertati ma 3000 stimati) appaiono ne più ne meno che una lista di nomi.

Nomi che si sono già confusi ad altri nomi, ad altre targhe di altre persone di altri anni.
Lo scivolo veltroniano ha fatto precipitare
tutto vertiginosamente nell’oblio culturale e politico.
Ed è tempo di raccogliere i frutti.

Tamara – Le città invisibili – Italo Calvino

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Varanasi, India. Foto

L’uomo cammina per giornate tra gli alberi e le pietre. Raramente l’occhio si ferma su una cosa, ed è quando l’ha riconosciuta per il segno d’un’altra cosa: un’impronta sulla sabbia indica il passaggio della tigre, un pantano annuncia una vena d’acqua, il fiore dell’ibisco la fine dell’inferno. Tutto il resto è muto e intercambiabile; alberi e pietre sono soltanto ciò che sono. Finalmente il viaggio conduce alla città di Tamara. Ci si addentra per vie fitte d’insegne che sporgono dai muri. L’occhio non vede cose ma figure di cose che significano altre cose: la tenaglia indica la casa del cavadenti, il boccale la taverna, le alabarde il corpo di guardia, la stadera l’erbivendola. Statue e scudi rappresentano leoni delfini torri stelle: segno che qualcosa – chissà cosa – ha per segno un leone o delfino o torre o stella. Altri segnali avvertono di ciò che in un luogo è proibito – entrare nel vicolo con i carretti, orinare dietro l’edicola, pescare con la canna dal ponte – e di ciò è lecito – abbeverare le zebre, giocare a bocce, bruciare i cadaveri dei parenti. Dalla porta dei templi si vedono le statue degli dei, raffigurati ognuno coi suoi attributi: la cornucopia, la clessidra, la medusa, per cui il fedele può riconoscerli e rivolgere loro le preghiere giuste. Se un edificio non porta nessuna insegna o figura, la sua stessa forma e il posto che occupa nell’ordine della città bastano a indicarne la funzione: la reggia, la prigione, la zecca, la scuola pitagorica, il bordello. Anche le mercanzie che i venditori mettono in mostra sui banchi valgono non per se stesse ma come segni d’altre cose: la benda ricamata per la fronte vuol dire eleganza, la portantina dorata potere, i volumi di Averroè sapienza, il monile per la caviglia voluttà. Lo sguardo percorre le vie come pagine scritte: la città dice tutto quello che devi pensare, ti fa ripetere il suo discorso, e mentre credi di visitare Tamara non fai che registrare i nomi con cui essa definisce se stessa e tutte le sue parti.
Come veramente sia la città sotto questo fitto involucro di segni, cosa contenga o nasconda, l’uomo esce da Tamara senza averlo saputo. Fuori s’estende la terra vuota fino all’orizzonte, s’apre il cielo dove corrono le nuvole. Nella forma che il caso e il vento dànno alle nuvole l’uomo è già intento a riconoscere figure: un veliero, una mano, un elefante…

La Sfinge

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Simone De Beauvoir…a caccia?

[…] Dire che la donna è mistero non vuol dire che tace ma che il suo linguaggio non è compreso: è presente, ma nascosta sotto fitti veli; esiste al di là di queste incerte apparizioni.
Chi è? Un angelo, un demone, un’ispirata, una commediante? Si suppone che le risposte a queste domande siano impossibili a scoprirsi, oppure che nessuna di esse sia adeguata, in quanto una fondamentale ambiguità è insita nell’essere femminile; in cuor suo, la donna è per se stessa indefinibile: una sfinge.
La verità è che la donna sarebbe assai imbarazzata se dovesse decidere chi ella è; la domanda non comporta risposta; non perché la verità nascosta sia troppo fluida per lasciarsi afferrare: perché in questo campo non c’è verità.
Un esistente è esclusivamente quello che fa; il possibile non va oltre il reale, l’essenza non precede l’esistenza: nella sua pura soggettività l’essere umano non è niente. Lo misuriamo dalle sue azioni.

(Simone de Beauvoir, Il secondo sesso) Parte III, Miti.

***

Questo saggio è stato scritto nel 1949, si articola in 3 parti chiamate DESTINO, STORIA e MITI.
E’ un saggio critico che demolisce tante credenze, superstizioni, preconcetti, vere e proprie mitologie sulla femminilità e sulle donne. Illustra bene il rapporto tra i sessi, tra uomini e natura, tra donne e natura, tra soggetto e oggetto. Indaga la figura della donna nelle religioni e in letteratura portando alcuni esempi: Stendhal, Breton, D.H. Lawrence, Claudel.
Un saggio di educazione di genere e di critica al rapporto maschile//femminile nelle società a capitalismo avanzato.
Incredibile (per i contenuti e le teorie esposte, ora più che mai attuali e prima affatto scontate! ) che sia stato pubblicato 5 anni dopo la fine del secondo conflitto mondiale.

Zaira – Le città invisibili – Italo Calvino

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Lisbona, chiesa del Mosteiro de los Jeronimos.

Inutilmente, magnanimo Kublai, tenterò di descriverti la città di Zaira dagli alti bastioni. Potrei dirti di quanti gradini sono le vie fatte a scale, di che sesto gli archi dei porticati, di quali lamine di zinco sono ricoperti i tetti; ma so già che sarebbe come non dirti nulla. Non di questo è fatta la città, ma di relazioni tra le misure del suo spazio e gli avvenimenti del suo passato: la distanza dal suolo d’un lampione e i piedi penzolanti d’un usurpatore impiccato; il filo teso dal lampione alla ringhiera di fronte e i festoni che impavesano il percorso del corteo nuziale della regina; l’altezza di quella ringhiera e il salto dell’adultero che la scavalca all’alba; l’inclinazione d’una grondaia e l’incedervi d’un gatto che s’infila nella stessa finestra; la linea di tiro della nave cannoniera apparsa all’improvviso dietro il capo e la bomba che distrugge la grondaia; gli strappi delle reti da pesca e i tre vecchi che seduti sul molo a rammendare le reti si raccontano per la centesima volta la storia della cannoniera dell’usurpatore, che si dice fosse un figlio adulterino della regina, abbandonato in fasce sul molo. Di quest’onda che rifluisce dai ricordi la città s’imbeve come una spugna e si dilata. Una descrizione di Zaira quale è oggi dovrebbe contenere tutto il passato di Zaira. Ma la città non dice il suo passato, lo contiene come le linee d’una mano, scritto negli spigoli delle vie, nelle griglie delle finestre, negli scorrimano delle scale, nelle antenne dei parafulmini, nelle aste delle bandiere, ogni segmento rigato a sua volta di graffi, seghettature, intagli, svirgole.

Voci più vecchie

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