Prologo
Potrete voi capire
Perché io,
sereno,
sotto la tempesta dei sarcasmi,
porti la mia anima su un vassoio
al pranzo degli anni futuri?
Lacrima inutile che cola
Dalla guancia mal rasata delle piazze,
io,
sono forse
l’ultimo poeta.
Avete visto
come si dondola nei viali di pietra
il volto striato della noia impiccata?
sul collo schiumoso
dei fiumi al galoppo
i ponti torcono le loro braccia di ferro.
Il cielo piange
a dirotto,
sonoramente,
e la piccola nube
fa una smorfia all’angolo della bocca,
come una donna in attesa di un bimbo
cui Dio getti invece un idiota deforme.
Con le dita gonfie ricoperte di rossa peluria,
il sole vi ha sfinito di carezze, importuno come un tafano.
Le vostre anime sono schiave dei suoi baci.
Io, intrepido,
porto nei secoli il mio odio per i raggi del giorno;
l’anima tesa come il nervo di un cavo elettrico,
io sono
lo zar delle lampade!
Venite a me,
voi tutti,
che avete rotto il silenzio,
che urlate,
il collo stretto nei cappi del mezzogiorno:
le mie parole,
semplici come muggiti,
vi sveleranno
le nostre anime nuove,
ronzanti
come lampade ad arco.
Con le dita non ho che da toccarvi le teste,
e vi cresceranno delle labbra
fatte per baci enormi
e una lingua
che tutti i popoli comprendano.
Ma io, con la mia piccola anima zoppicante,
monterò sul mio trono
sotto le volte logore, bucate di stelle.
Mi sdraierò,
luminoso,
vestito di pigrizia,
in un morbido letto di vero letame,
e dolcemente,
baciando le ginocchia delle traversine,
la ruota d’una locomotiva abbraccerà il mio collo.
(1913)
Le due foto sono identiche. O quasi.
Una è del 1918, l’altra di 52 anni dopo.
Nella seconda l’amata Lilya Brik “scompare” a seguito di rimaneggiamenti grafici (photoshop?).















