
Quest’anno ricorre il centenario della nascita di Pavese e numerosissime sono le iniziative e le mostre italiane che rendono omaggio all’autore, nato e cresciuto tra le Langhe e i vitigni del Monferrato.
Se non siete mai stati, ma siete appassionati, vi consiglio di fare quattro passi per le vie del paese dove nacque lo scrittore, Santo Stefano Belbo, provincia di Cuneo. Il paesino mantiene molto viva l’opera e la memoria dell’autore. Si possono visitare i “luoghi pavesiani” come la casa natale, o la Mora, o ancora la bottega dell’amico Nuto Revelli. Magari avrete la fortuna di trovare un signore gentile, collaboratore dell’istituto che ha sede nella casa natale di Cesare, il quale vi accompagnerà nel breve ma splendido tour su è giù per le colline e i vitigni…come successe a me e alla mia compagna di viaggio l’anno scorso.
Ogni di 4 agosto, poi, la collina di Moncucco divampa di fuoco; e i falò accesi (proprio quelli dell’ultimo romanzo di Pavese) illuminano e risplendono per tutta la notte la vallata.
Per il programma di luglio e (prossimamente) agosto delle iniziative proposte nella cittadina rimando a al sito della Fondazione Cesare Pavese.
Vengo ai testi scelti per questo mio omaggio.
Per primi vengono i Dialoghi con Leucò scritti tra il 1946-47. Pavese attinge qui (ed è lui stesso a dircelo nell’Avvertenza ad inizio libro) al suo retroterra culturare scolastico (i classici, la mitologia, gli eroi greci, le ninfe, le maghe) e alle letture di sempre, componendo e formalizzando attraverso il discorso diretto i temi a lui cari: l’amore, l’amicizia, la solitudine, la mortalità dell’uomo, la caducità della vita, la lotta incessante tra razionale e irrazionale, tra mito e realtà. Il mito è una forma mentis ancora attuale per Pavese, è convinto (e lo dimostra) che esso è ancora vivo nella mentalità e nel modo di ragionare dell’uomo “storico”; il mito è vivo perchè l’uomo ricorda, perchè l’uomo ha memoria. E’ la memoria l’universo mitico dell’oggi; questo concetto è spiegato benissimo da Circe a Leucotea nel dialogo Le streghe.
I due vede come protagonisti Achille e Patroclo. E’ il loro ultimo brindisi insieme, l’ultima sbornia prima dell’uccisione del più giovane dei due. La sfida di Patroclo non è rivolta al nemico, come ingenuamente crede, ma al proprio destino e agli dèi (che rappresentano l’ordine costituitosi dopo il tempo dei titani, il caos). Per questo perirà in battaglia. La sfrontatezza di Patroclo di fronte alla morte e agli “eventi” fa da contraltare ad un’insolita razionalità e maturità di Achille, che “sa”, che capisce. Omero ci ha lasciato infatti un ricordo ribelle e impulsivo dell’eroe.
Di romanzi ne ho scelto soltanto uno: La casa in collina che fa parte, insieme a Il carcere e a Il compagno, della trilogia dell’educazione politica. Di questo romanzo ho trascritto la parte più conosciuta e più bella ovvero quella finale, l’ultima toccante pagina, in cui affiora la morte; e la guerra è un enorme e pesante fardello sulle spalle di chi è ancora vivo.
Ho voluto inserire anche qualche stralcio tratto dal diario di Pavese Il mestiere di vivere.
Buona lettura.















2 Commenti
Luglio 30, 2008 alle 12:24 pm
La bottega dell’amico Nuto Revelli? Lo stesso di “Mai tardi” e de “Il mondo dei vinti”?
Non ci credo…
Agosto 3, 2008 alle 3:43 pm
SI NUN LE SAI LE COSE SALLE!!!
lo so che devo smettere di promettere!