
Rivoluzionario è lo scrittore che riesce a porre attraverso la sua opera esigenze rivoluzionarie diverse da quelle che la politica pone; esigenze interne, segrete, recondite dell’uomo ch’egli soltanto sa scorgere nell’uomo, che è proprio di lui scrittore rivoluzionario porre, e porre accanto alle esigenze che pone la politica. Quando io parlo di sforzi in senso rivoluzionario da parte di noi scrittori, parlo di sforzi rivolti a porre simili esigenze. E se accuso il timore che i nostri sforzi in senso rivoluzionario non siano riconosciuti come tali dai nostri compagni politici, è perchè vedo la tendenza dei nostri compagni politici a riconoscere rivoluzionaria la letteratura arcadica in cui suona il piffero per la rivoluzione piuttosto che la letteratura in cui simili esigenze sono poste, la letteratura detta oggi è in crisi. Rifiutare e ignorare i migliori scrittori di crisi del nostro tempo, significa rifiutare tutta la letteratura contemporanea. E non è un rifiuto di riconoscere la problematicità stessa per rivoluzionaria? Non è un rifiuto di riconoscere la crisi stessa per rivoluzionaria?















2 Commenti
Luglio 29, 2008 alle 1:25 am
[...] il passator cortese: [...]
Luglio 29, 2008 alle 12:08 pm
Ciao! Finalmente sono riuscita a “rintracciarti”! (chissà perché i commenti tra utenti wordpress spesso non hanno il link al blog…mi è toccato cercarti su google e aggiungerlo a mano! ;) )
Passa da me quando vuoi, per il libro della Plath o per qualsiasi altro: regalare libri è una cosa a prima vista un po’ bizzarra, ma in fondo, per chi li ama, anche così naturale! :)
Bellissimo questo post su Vittorini… Il suo “Conversazione in Sicilia” è uno dei miei libri preferiti.
Un saluto e a presto!
Sere