Novità
novembre 25, 2009
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Novità
novembre 21, 2009
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Parole contro parole – Ragazzoni
novembre 14, 2009
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Andate a vedere chi era Ernesto Ragazzoni e riconoscerete nella sua barba, nei suoi lavori, nella sua vita, negli articoli e nelle poesie quella mentalità frizzante e mai pigra di inizio 900, rara, e per questo tanto preziosa per noi posteri. Nell’Italia prefascista, liberale, quella delle imprese coloniali in Africa e del primo conflitto mondiale spunta una voce fuori dai cori bottegai e perbenisti dell’epoca. Cesare Bermani ne fa un ritratto puntuale e ve lo linko come prefazione alle due poesie che propongo. Il contributo di Bermani si trova sul sito della città natale di Ragazzoni ORTA.NET

PAROLE CONTRO PAROLE
Oggi, non voglio far della poesia,
non voglio stare chiuso contro un tavolo.
Voglio prender la porta, andare via
andarmene, se càpita, anche al diavolo!
In un giorno di ciel, d’aria e di sole
posso seduto, fabbricar parole?
Io, come il vecchio Amleto, sono stufo
di parole, parole, ancor parole!
Fra tanti pappagalli, sono un gufo
e disdegno le chiacchiere e le fole.
Se si parlasse meno, quanto il mondo
più felice sarebbe, e più fecondo!
Abbasso i versi e chi li legge e scrive!
Primavera s’annuncia, e vo’ pei campi
a veder in che modo si rivive
senza bisogno alcun che se ne stampi,
o ne filosofeggino due o tre
sui sedili dei tram, e nei caffè!
Senza soccorso di poeti e sofi
le siepi vanno rimettendo il verde!
Su per le aiuole crescono i carciofi,
e l’asparago inver nulla ci perde
se vien fuori, a dispetto della critica,
senza affatto occuparsi di politica.
E così fa la mammola, e fa l’erba,
il pero, il melo, il mandorlo, il ciliegio
che una veste di fiori hanno, e superba,
e daran frutto, senza ciarle, egregio.
Se facessimo un poco come loro:
chiacchiere niente, e alquanto più lavoro?

SCHERZI E FRAMMENTI
O Signore, io ti ringrazio
d’aver dato al Mondo il vizio,
l’alto e solo benefizio
che quaggiù non soffre strazio…,
che accomuna in un sol dazio
ogni Caio ed ogni Tizio.
Che quaggiù ci sia sol spazio
per un cazzo e un orifizio,
ognun gridi mai non sazio
fino al giorno del giudizio:
O Signore, io ti ringrazio
d’aver dato al Mondo il vizio.
***
È finita. Il giornale è stampato,
la rotativa s’affretta,
me ne vado col bavero alzato,
dietro il fumo della sigaretta.
***
… e lieve lieve
cade la neve
sull’alta pieve
di Pontassieve
e il tetto breve
che ne riceve
piú che non deve
si fa piú greve
sempre più greve
ahi troppo greve
e cade in breve
non piú la neve
sovra la pieve
sibben la pieve
sovra la neve
che cade lieve
sull’alta pieve
di Pontassieve
e il tetto breve
che ne riceve
più che non deve
si fa più greve
sempre più greve
ahi troppo greve
e cade in breve
non più la neve
sovra la pieve
sibben la pieve
sovra la neve
che cade lieve
sull’alta pieve
di Pontassieve
e il tetto breve.
***
Io non vi parlerò di cose strane.
Dirò cose comuni e naturali,
Parlerò solo un poco di puttane
E d’altre cose simili morali:
Parlerò del davanti e del didietro.
— Lettor, se non ti piace, torna indietro.
***
Vergini muse dell’Olimpo antico,
Andate tutte a farvi benedire
Perché se udiste mai quello che dico
Obbligate sareste ad arrossire.
Fuggite, o pur tappatevi le orecchie
Voi siete troppo caste e troppo vecchie.

Umorismo Gastronomico
novembre 12, 2009
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Oggi ho trovato un bel libricino; l’ho scovato in un Caffè letterario di San Lorenzo (Roma) mentre sorseggiavo all’inglese una tazza di tè, anzi mentre sorseggiavo una splendida tazza arancione di un tè cinese che anzichè infondersi con la banale bustina o il normale infuso, sprigiona tè da una specie di bulbo che nell’acqua bollente di spampana come un fiore. Guardare attraverso la teira di vetro lo schiudersi del fiore è più gratificante del calore della bevanda in una giornata fredda.
A me il tè non piace, la considero una cosa che si assume quando si sta male, la associo inevitabilmente alla febbre, all’influenza, a mia nonna che me lo preparava con tanto limone quando mangiavo dolci fino a scoppiare. Però questo tè cinese mi piace ma ancora di più mi piace questa trovata del fiore che sboccia in tazza.
Siamo quello che mangiamo diceva Feuerbach.
E letteratura e cucina vanno a braccetto.
Il libricino scovato è di Filippo Giardina e si chiama AGRODOLCE. Penso che si sia stampato e edito da sè questo scrittore di 31 anni.
Vi consiglio di comprarlo e, se vivete a Roma, di farlo al Tuma’s di San Lorenzo che lo pagate la metà esatta (4 euro).
Oppure scaricatelo gratis sul SITO DELL’AUTORE
Insomma bando ai personalismi e alle ciance: questa è la mia selezione.
Buona lettura.
BANANA

Mi vedete solo in contesti lussuriosi.
La banana te la metto qua…
La banana te la metto là…
Bravi!
Io vi querelo…
Le banane sono tante
Il banano è uno solo
Qui non si scopa mai.
CAVIALE

Oh caviale…
Saresti perfetto con quel tuo stile
inconfondibile
Oh caviale…
saresti unico con quel tuo gusto così esclusivo
Oh caviale…
Saresti insuperabile con quel tuo fascino che ti conntraddistingue
Ma sei nero e rubi il lavoro agli italiani.
FAVE

Il comunismo ha ucciso tanta gente che
credeva in un mondo migliore
Il fascismo ha ucciso tanta gente che credeva
in un mondo più ordinato
Il favismo uccide tanta gente
Troppa…
Non ha senso…
Fruttivendolo metti un cartello!
XIV

CARCIOFO VERDE
Via l’ananas dall’Italia!
POMODORO ROSSO
Più ananas in Italia!
ANANAS
Che cazzo volete da me?
XV

L’america ripudia i terroristi
I terroristi sono dei vermi
Non avremo pietà per chi li ospita…
Guerra preventiva al mondo delle ciliegie.
XVI

Papà ormai sono grande
Papà ormai posso tornare alle 4 di mattina
Sguisch (schiaffo)
PAPAIA!! (sofferente)
GORGONZOLA

Sei il più forte e importante fra i tuoi simili
Però puzzi
Ah ah ah
….reading in progress…
novembre 9, 2009
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