siamo clessidre con la sabbia in fondo (Edoardo Sanguineti)

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Mi sembra particolarmente interessante la curiosità di Sanguineti verso le donne;

ed è immediata la sensazione, mentre si legge e si sorride, dello sconfinato attaccamento

per la sua (unica, o così pare) compagna  di vita.

Mikrokosmos regala sorprese e grandi risate, almeno le mie

2.

siamo una doppia coppia, all’asso di cuori:

così si dice ( e si diceva) e dico:

in prima istanza, siamo due ricami: ti sfioro, azzurro, appena con la destra:

(la sinistra, sull’anca, mi fa un’ansa): non ho una testa, ma un preservativo, a tronco

di cono, che è come un pesce plissettato e rugoso: (e ho una flanella da vegliardo): e tu

sei nera nera, voluttuosa, la coscia rigonfiata, ridondante, lavorata di bianco, con minimi

piedini incrocicchiati, a punto croce:

nella seconda stazione, io ti vedo invece,

che ti reclini il capo (che è nuvoloso, che ti sta tra le nuvole, nuvoletta mia dolce,

cielo mio): (sono la sagoma tua, sagoma mia): ci stanno, dentro, due tavoloni sgomberati,

in noi: ci è stata fatta una piazza pulita:

siamo clessidre, con la sabbia in fondo:

da Cose 1996-2001

6.

se mi stacco da te, mi strappo tutto:

ma il mio meglio (o il mio peggio)

ti rimane attaccato, appiccicoso, come un miele, una colla, un olio denso:

ritorno in me, quando ritorno in te: (e mi ritrovo i pollici e i polmoni):

tra poco atterro a Madrid:

(in coda qui all’aereo, selezionati miei connazionali,

gente d’affari, dicono numeri e numeri, mentre bevono e fumano, eccitati,

agitatamente ridendo):

vivo ancora per te, se vivo ancora:

da Corollario 1992-1996

8.

da che cosa (mi chiedo) mi cerco che mi scappo, così scappando, galoppando, sempre?

da me, lo so: (dal mio essere morto): (un molle morto): (scappo da una mia mala morte):

(che non è mica che mi insegue, poi): (e che non è che mi sta già alle spalle, adesso,

probabilmente, nemmeno):

scappo dalla mia vita (da te, cioè, che sei la mia vita):

(se tutto questo ha così poco senso, che farci, allora?): scappo in me, scappo in te:

nel mondo tuo, nel mio: (io che ho pensato, persino, una volta, che, dalla vita ho avuto

tutto, avendo avuto te):

quando si arriva, c’è un grido: si dice tana: (è la fine, sul serio):

da Cose 1996-2001

come viene, a me, come mi viene, mi conviene (Edoardo Sanguineti)

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Ancora poesia e ancora una raccolta: Mikrokosmos – Poesie 1951-2004, Feltrinelli.

Qualche tempo fa avevo invece scelto queste altre.

21. (occhiali)

Mi sono riadattato agli occhiali (che la patente, a me, rende obbligati, ormai,

in un paio solo di giorni: vedo tutto più netto: (ma niente mi è, per questo,

diventato migliore, in verità: un semaforo è sempre un semaforo, un marciapiede

è un marciapiede: e io sono sempre io, così)

(quanto al doloroso senso di capogiro,

vaticinato, con l’emicrania, da un Istituto Ottico di corso Buenos Aires, al quale

mi sono rivolto, questa volta, l’ho sperimentato e l’ho superato): (l’oculista

affermava che, con il tempo, io mi ero costruito una mia rappresentazione arbitraria

della realtà, adesso destinata, con le lenti, a sfasciarsi di colpo):

e ho potuto

sperare, per un attimo, di potermi rifare, a poco prezzo, una vita e una vista):

da Scartabello 1980


24. (oroscopi)

che la semana era tutta divina (para procurarse el amor, giust’appunto),

me lo garantì, al primo colpo, già il 4, insinuato di striscio sotto l’uscio,

negli acerbi splendori dell’aurora, il Tarot inconfutabile di un Frank

(che è un Frank Solano bogotano), dicendomi, in sostanza, di piantarla di pensare

al mio passato, poichè sono superdotato (imbarazzante, ma autentico) di un “signo futurista”:

(che mi arrastra hasta el cielo, in verità, e chi sa che altro diavolo mi fa,

con la mia flecha che se dispara, e con, di conseguenza, nessuno (nessuna) che se resista

una tentacìon “hacia usted”, che son mi, non so, che sono yo, e sono qua, sono qui):

il 6 mi arriva la smentita di un Chabeli: mi avverte, in breve, che all’ordine del giorno per me,

ci stanno limitaciones, e così tenderò a desperarmi, e che devo, allora, tomarmi

la cosas con calma, e devo pure, pur carente di tacto, utilizzarmelo al meglio,

il mio poco, se mi voglio ottenermi un pò di fructos dei miei esfuerzos, e conseguirmi

la realizacìon delle mie nuevas metas:

e non mi ricordavo più che il 5, questo stesso profeta

mi aveva preammonito, addirittura, che, va bene, necessito di afecto (para no perdermi

el equilibrio, se non altro), ma che devo guardarmi dall’enredarmi in una qualunque

relacìon amorosa (che mi avrebbe, altrimenti, procurato soltanto, malamente,

dudas, desconfianza y tormento): (anzichè darmi las satisfacciones):

il 7, ho rinunciato

agli oroscopi: (prendendomi la vita come viene, a me, come mi viene, mi conviene):

da Corollario 1992-1996

Volo come si deve…(Wislawa Szymborska)

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Dopo giorni silenzio eccomi di nuovo. Ma non sono stata con le mani in mano: tante piccole novità e molte letture.

Riprendo le redini di questo blog con una grande poetessa polacca, Premio Nobel per la Letteratura 1996.

Sono tre poesie tratte da una notevole raccolta de Gli Adelphi (qui sotto la copertina) arrivata alla terza edizione italiana si chiama La gioia di scrivere. E la Szymborska ne ha davvero tanta, possiede una sensibilità non comune e un umorismo intelligente, pieno di giochi di parole.

Davvero le parole servono a poco per descriverla, le lascio a lei che sa usarle con uno stile più appropriato, più gustoso, più articolato, mai banale…eppure così semplice. Buona lettura.

Elogio dei sogni

In sogno

dipingo come Vermeer.

Parlo correntemente il greco

e non soltanto con vivi.

Guido l’automobile,

che mi obbedisce.

Ho talento,

scrivo grandi poemi.

Odo voci

non peggio di autorevoli santi.

Sareste sbalorditi

dal mio virtuosismo al pianoforte.

Volo come si deve,

ossia da sola.

Cadendo da un tetto

so cadere dolcemente sul verde.

Non ho difficoltà

a respirare sott’acqua.

Non mi lamento:

sono riuscita a trovare l’Atlantide.

Mi rallegro di sapermi sempre svegliare

prima di morire.

Non appena scoppia una guerra

mi giro sul fianco preferito.

Sono, ma non devo

esserlo, una figlia del secolo.

Qualche anno fa

ho visto due soli.

E l’altro ieri un pinguino.

Con la massima chiarezza.

da Ogni caso

***

La cipolla

La cipolla è un’altra cosa.

Interiora non ne ha.

Completamente cipolla

fino alla cipollità.

Cipolluta di fuori,

cipollosa fino al cuore,

potrebbe guardarsi dentro

senza provare timore.

 

In noi ignoto e selve

di pelle appena coperti,

interni d’inferno,

violenta anatomia,

ma nella cipolla – cipolla,

non visceri ritorti.

Lei più e più volte nuda,

fin nel fondo e così via.

 

Coerente è la cipolla,

riuscita è la cipolla.

Nell’una ecco sta l’altra,

nella maggiore la minore,

nella seguente la successiva,

cioè la terza e la quarta.

Una centripeta fuga.

Un’eco in coro composta.

 

La cipolla, d’accordo:

il più bel ventre del mondo.

A propria lode di aureole

da sè si avvolge in tondo.

In noi – grasso, nervi, vene,

muchi e secrezione.

E a noi resta negata

l’idiozia della perfezione.

da Grande numero

***

Contributo alla statistica

Su cento persone:

che ne sanno sempre più degli altri

-cinquantadue;

insicuri a ogni passo

- quasi tutti gli altri;

pronti ad aiutare,

purchè la cosa non duri molto

- be quarantanove;

buoni sempre,

perchè non sanno fare altrimenti

- quattro, be’ forse cinque;

propensi ad ammirare senza invidia

- diciotto;

viventi con la continua paura

di qualcuno o qualcosa

- settantasette;

dotati per la felicità,

- al massimo poco più di venti;

innocui singolarmente,

che imbarbariscono nella folla

- di sicuro più della metà;

crudeli,

se costretti dalle circostanze

- è meglio non saperlo

neppure approssimativamente;

quelli col senno di poi

- non molti di più

di quelli col senno di prima;

che dalla vitaprendono solo cose

- quaranta,

anche se vorrei sbagliarmi;

ripiegati, dolenti

e senza torcia nel buio

- ottantatrè

prima o poi;

degni di compassione

-novantanove;

mortali

- cento su cento.

Numero al momento invariato.

da Attimo

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