come due gocce d’acqua – W.Szymborska)

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Nulla due volte
1957

Nulla due volte accade

Né accadrà. Per tal ragione

nasciamo senza esperienza,

 moriamo senza assuefazione.

Anche agli alunni più ottusi

della scuola del pianeta

di ripeter non è dato

le stagioni del passato.

Non c’è giorno che ritorni,

non due notti uguali uguali,

né due baci somiglianti,

né due sguardi tali e quali.

Ieri, quando il tuo nome

qualcuno ha pronunciato,

mi è parso che una rosa

sbocciasse sul selciato.

Oggi che stiamo insieme,

ho rivolto gli occhi altrove.

Una rosa? Ma cos’è?

Forse pietra, o forse fiore?

Perché tu, ora malvagia,

dài paura e incertezza?

Ci sei – perciò devi passare.

Passerai – e in ciò sta la bellezza.

Cercheremo un’armonia,

sorridenti, fra le braccia,

anche se siamo diversi

come due gocce d’acqua.

Io sono Norma Jean Baker

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Trentacinque anni vissuti

con un corpo estraneo,

trentacinque anni con i capelli tinti,

trentacinque anni con un fantoccio.

Ma io non sono Marilyn.

Io sono Norma Jean Baker

perchè la mia anima

vi fa orrore

come gli occhi delle rane

sull’orlo dei fossi

Le api sono grosse gocce di miele…(N.Hikmet)

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Dieci giorni bastano per innamorarsi di Istanbul, la città delle città.

Il centro culturale che ricorda Nazim HIkmet si trova a Kadikoy, sulla sponda asiatica. Il quartiere saluta il tuo arrivo in vapur con un lungo molo e le gru rosse che si stagliano a nascondere la vecchia stazione dei treni per l’Anantolia.
Una traversa della strada principale frequentata da artisti e artgiani porta ad un grande caffè all’ombra di una pergola. Il Centro culturale dedicato al poeta morto in esilio è una biblioteca, sala letture, libreria e ospita iniziative di vario genere. Putroppo, che io sappia, è l’unico in città. Hikmet è un pò come un fantasma ad Istanbul: vive in luoghi segreti come le piccole e disordinate librerie di Beyoglu, passeggia nei cimiteri incustoditi tra le tombe a turbante, attraversa il Bosforo con gli uccelli nel tramonto miele e annusa l’aria a naso in sù prima di perdersi in Anatolia.

Un pò difficile aspettarsi particolari riconoscimenti ufficiali nei suoi confronti nella città-vetrina della Turchia. Ma il suo canto risuona ancora, alle porte di Madrid come in Russia come in Anatolia.

Buona lettura.

***

Le api sono grosse gocce di miele.

Le api portano le pergole al sole.

Le api sono venute volando via dalla mia giovinezza.

Anche queste mele vengono di là

queste mele pesanti.

E questa strada di polvere dorata

e questi sassi bianchi in riva la fiume

e la mia fede nei canti

e il fatto che io non vidi nessuno

e anche questa giornata senza nubi viene di là

questa giornata azzurra

e questo mare che sta disteso nudo e caldissimo

e questa nostalgia

e i denti luminosi di questa bocca dalle labbra carnose son

venuti al villaggio caucasicotra le zampette delle api come

grosse gocce di miele

dalla mia giovinezza.

Dalla mia giovinezza che io ho lascista non so dove

e di cui non mi sono potuto saziare

(1958)

***

Il noce

La mia testa è una nuvola schiumosa,
il mare è nel mio petto.
Io sono un noce nel parco Ghiulkhan,
cresciuto, vecchio, ramoso – guarda! -
ma né la polizia né tu lo sapete.

Io sono un noce nel parco Ghiulkhan.
E le foglie, come pesciolini, vibrano dall’alba alla sera,
frusciano come un fazzoletto di seta; prendi,
strappale, o mia cara, e asciuga le tue lacrime.

Le mie foglie sono le mie mani, centomila mani verdi,
centomila mani io tendo, e ti tocco, Istanbul.
Le mie foglie sono i miei occhi, e io guardo intorno,
con centomila occhi ti guardo, Istanbul.

Le mie foglie battono, come centomila cuori.
Io sono un noce nel parco Ghiulkhan,
ma né la polizia né tu lo sapete.

(1957)

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