il nostro “noi”, se con me lo analizzi, per questa vera vera che ci lega, rigonfia

come un “o” (che al centro, è un cerchio), ci dice inseparabili e confusi: (dal cuore

della lavabiancheria, non è un caso, dopo un provocatorio ritiro, di corsa ti è risorta,

molto tua, molto tonda):

e l’ “n” mi sei tu, evidentemente, ancorchè stilizzata (e consonante),

come una tana accogliente: (come semplificata, tutta una cava cava): rimane

solo, in fondo, questo “i” minuto, ancora, già in te intruso, protruso, con il suo punto

in testa, craniomorfo, quasi in segno di festa:

(appena mi allontano, dice un “no” netto,

e disperato, il “noi”): (e a specchio, poi, in te riflette l’ “io”, che tu sostieni):

(a stento accetto, tanto ci è perfetto, il “noi in o”, nostro anagramma e dramma):