febbraio 11, 2011
A Piena Voce - Lily Brik
appuntamenti, Cultura, donne, memoria, politica, politica interna, politica internazionale, storia
antifascismo, apienavoce, autori, autori italiani, citazioni, città, compagni, criminali di guerra italiani, crimini fascisti, Cultura, dalla chioma di athena, davide conti, donna, donna/uomo, donne, donne oltrei confini, emancipazione, fascismo, femminismo, foibe, fotografia, frida kahlo, giancarlo montelli, italia, leggere, letteratura, letteratura italiana, libertà, libri, lily brik, lotta, male/female, marie curie, memoria, memoria storica, odradek, politica, politica italiana, resistenza, resistenza yugoslava, roma, romanzi, rosa luxemburg, rosso, scrivere, socialismo, storia, tina modotti, tito, valeria palumbo, yugoslavia
Segnalo due novità edite da Odradek.
21 donne che hanno esplorato il mondo riuscendo, nel loro campo, a riscriverlo, studiarlo o contestarlo e per questo hanno pagato un prezzo altissimo. A loro ed alle loro storie è dedicata questa raccolta scritta da Valeria Palumbo con le immagini di Giancarlo Montelli che demolisce il mito del Romanticismo, delle donne devote per obbligo, per mettere in risalto l’azione come autentico talento femminile.
Per maggiori info e per ordinare il libro eccovi il LINK
[...]Questo libro, attraverso un’ampia mole di documenti in larga parte inediti, prove- niente da vari Archivi e commissioni d’inchiesta parlamentare, si concentra sulle trat- tative, gli accordi, le tensioni nazionali e internazionali relative alla questione dei criminali di guerra, cercando di evidenziare come e perché fu possibile assicurare l’impunità a centinaia di militari del regio esercito e di camicie nere dando luogo alla cosiddetta “mancata Norimberga” e all’inconsistente mito autoassolutorio degli “italiani brava gente”. [...]
Per la quarta di copertina e per ordinare il libro rimando a QUESTO LINK
dicembre 12, 2008
A Piena Voce - Lily Brik
Cultura, inchieste, memoria, politica, politica interna, politica internazionale, storia
12 dicembre 1969, anarchia, anni 70, anni di piombo, anniversario, apienavoce, attentati, autunno caldo, banca nazionale dell'agricoltura, biennio rosso, bombe, compagni, comunismo, contestazione, controinchiesta, contronformazione, dario fo, fascisti, giuseppe pinelli, inchiesta, italia, letteratura, letteratura italiana, libertà, lombardia, lotta, lotte, luigi calabresi, malore attivo, memoria, memoria storica, milano, neo fascismo, new york, omicidio pinelli, politica, politica italiana, questura di milano, resistenza, ricorrenza, roma, rosso, scene, scioperi, spettacoli, storia, strage di piazza fontana, strage di stato, strategia della tensione, teatro

Giuseppe Pinelli
Prologo
Con questa commedia vogliamo raccontare un fatto veramente accaduto in America nel 1921.
Un anarchico di nome Salsedo, un emigrante italiano “precipitò” da una finestra del 14° piano della questura centrale di New York. Il commissario della polizia dichiarò trattarsi di suicidio.
Fu condotta una prima inchiesta e quindi una super-inchiesta da parte della magistratura e si scoprì che l’anarchico era stato letteralmente scaraventato dalla finestra dai poliziotti durante l’interrogatorio.
Al fine di rendere più attuale e quindi più drammatica la vicenda, ci siamo permessi di mettere in opera uno di quegli stratagemmi ai quali spesso si ricorre nel teatro. Cioè a dire: abbiamo trasportato l’intera vicenda ai giorni nostri e, invece che a New York l’abbiamo ambientata in una qualunque città italiana… facciamo conto Milano.
E’ logico che, per evitare anacronismi, siamo stati costretti a chiamare commissari i vari sceriffi, questori gli ispettori e così via.
Avvertiamo ancora che, qualora apparissero analogie con fatti e personaggi della cronaca nostrana, questo fenomeno è da imputarsi a quella imponderabile magia costante nel teatro che, in infinite occasioni, ha fatto sì che perfino storie pazzesche completamente inventate, si siano trovate ad essere a loro volta impunemente imitate dalla realtà!
Scena Prima___ Scena Seconda___Scena Terza

novembre 20, 2008
A Piena Voce - Lily Brik
Cultura, donne, memoria, politica, politica interna, politica internazionale, storia
ales, antifascismo, antonio gramsci, apienavoce, bambini, carcere, carta, cella, citazioni, comunismo, confino, corrispondenze, Cultura, delio, detenzione, dialetto, dialetto sardo, donne, einaudi, emancipazione, famiglia, fascismo/antifascismo, fasscismo, ferro, figli, galera, giuliano, isola, italia, julka, leggere, letteratura, letteratura italiana, lettere, lettere dal carcere, liberazione, libertà, lingua, lotta, lotta partigiana, madre, malattia, memoria, memoria storica, moglie, morte, mosca, mussolini, ordine nuovo, palmiro togliatti, partito comunista d'italia, pcdi, pci, pcus, politica, politica italiana, prigione, quaderni dal carcere, reclusione, repressione, resistenza, roma, romanzi, rosso, russia, sardegna, sardo, sbarre, scrivere, socialismo, società, sorella, soviet, storia, studiare, tatiana, togliatti, torino, urss
Gramsci scrive alla sorella Teresa. Sono infatti due i nuclei familiari con cui stabilì una corrispondenza. Quello sardo: della madre, delle sorelle e del fratello; e quello russo: della moglie, dei figli, dell’amico Sraffa, della cognata Tatiana.
Questa prima lettera ve la propongo perchè mi sembra interessante
il polilinguismo che Antonio suggerisce per i suoi nipoti.
La seconda invece è destinata alla madre e contiene una spiegazione, forse un modo più leggero di spiegare alla genitrice, la sua inevitabile condanna e lunga carcerazione.
26 Marzo 1927
Carissima Teresina,
mi è stata consegnata solo pochi giorni fa la lettera che mi avevi inviato a Ustica e che conteneva la fotografia di Franco. Ho così potuto vedere finalmente il tuo bimbetto e te ne faccio tutte le mie congratulazioni; mi manderai, è vero?, anche la fotografia della Mimì e così sarò proprio contento. Mi ha colpito molto che Franco, almeno dalla fotografia, rassomigli pochissimo alla nostra famiglia: deve rassomigliare a Paolo e alla sua stirpe campidanese e forse addirittura maureddina (1): e Mimì a chi somiglia? Devi scrivermi a lungo dei tuoi bambini, se hai tempo, o almeno farmi scrivere da Carlo o da Grazietta. Franco mi pare molto vispo e intelligente: penso che parli già correttamente. In che lingua parla? Spero che lo lascerete parlare in sardo e non gli darete dei dispiaceri a questo proposito. E’ stato un errore, per me, non aver lasciato che Edmea, da bambinetta, parlasse liberamente in sardo. Ciò ha nuociuto alla sua formazione intellettuale e ha messo una camicia di forza alla sua fantasia. Non devi fare questo errore con i tuoi bambini. Intanto il sardo non è un dialetto, ma una lingua a sè, quantunque non abbia una grande letteratura, ed è bene che i bambini imparino più lingue, se è possibile.

Ales_il paese natale
Poi, l’italiano, che voi gli insegnerete, sarà una lingua povera, monca, fatta solo di quelle poche frasi e parole delle vostre conversazioni con lui, puramente infantile; egli non avrà contatto con l’ambiente generale e finirà con l’apprendere due gerghi e nessuna lingua: un gergo italiano per la conversazione ufficiale con voi e un gergo sardo, appreso a pezzi e bocconi, per parlare con gli altri bambini e con la gente che incontra per la strada o in piazza. Ti raccomando, proprio di cuore, di non commettere un tale errore e di lasciare che i tuoi bambini succhino tutto il sardismo che vogliono e si sviluppino spontaneamente nell’ambiente naturale in cui sono nati: ciò non sarà un impaccio per il loro avvenire, tutt’altro. Delio e Giuliano sono stati male in questi ultimi tempi: hanno avuto la febbre spagnola; mi scrivono che ora si sono rimessi e stanno bene. Vedi, per esempio, Delio: ha cominciato col parlare la lingua della madre, come era naturale e necessario, ma rapidamente è andato apprendendo anche l’italiano e cantava ancora delle canzoncine in francese, senza perciò confendersi o confondere le parole dell’una e dell’altra lingua. Io volevo insegnargli anche a a cantare: “Lassa sa figu, puzone” (2), ma specialmente le zie si sono opposte energicamente. Mi sono divertito molto con Delio l’agosto scorso: siamo stati insieme una settimana al Trafoi, nell’Alto Adige, in una casetta di contadini tedeschi. Delio compiva proprio allora due anni, ma era già molto sviluppato intellettualmente. Cantava con molto vigore una canzone: “Abbasso i frati, abbasso i preti”, poi cantava in italiano: “Il sole mio sta in fronte a te” e una canzoncina francese, dove c’entrava un mulino. [...] Abbraccio Paolo affettuosamente; tanti baci a te e ai tuoi bambini.
Nino
Del campidano di Oristano e di cagliari.
"Lascia il fico, uccello".
25 Aprile 1927
Carissima mamma,
ho ricevuto la tua lettera proprio oggi. Ti ringrazio. Sono molto contento delle buone notizie che mi dai, specialmente di Carlo. Non sapevo quali fossero le sue condizioni di lavoro e di vita. Credo che Carlo sia un ottimo ragazzo, nonostante quelche sua capestreria del passato e credo che sia più solido negli affari di quanto lo fossero (e forse lo sono ancora) tanto Nannaro che Mario, che erano portati a vedere guadagni favolosi e a fare castelli in aria per ogni piccola cosa. Ahimè! tutti in casa nostra (eccettuato io solo) hanno creduto di avere uno speciale bernoccolo per gli affari e non vorrei che tutti facessero una esperienza come quella famosa del “pollaio”; te ne ricordi? e Carlo se ne ricorda? Bisognerebbe ricordarglielo a sempiterno scorno dei Gramsci che vogliono fare degli affari. Io me ne ricorderò sempre, anche perchè quelle galline, che non facevano mai l’uovo, mi hanno beccato e rovinato tre o quattro romanzi di Carolina Invernizio (meno male!). La mia vita scorre sempre uguale.

In braccio alla madre
Leggo, mangio, dormo e penso. Non posso fare altro. Tu però non devi pensare a tutto ciò che pensi e specialmente non devi farti illusioni [...] perchè sono anche arcisicuro che sarò condannato e chissà a quanti anni. Tu devi capire che in ciò non c’entra per nulla nè la mia rettitudine, nè la mia coscienza, nè la mia innocenza o colpevolezza. E’ un fatto che si chiama politica, appunto perchè tutte queste bellissime cose non c’entrano per nulla. Tu sai come si fa coi bambini che fanno la pipì nel letto, è vero? Si minaccia di bruciarli con la stoppa accesa in cima al forcone. Ebbene: immagina che in Italia ci sia un bambino molto grosso che minaccia continuamente di fare la pipì nel letto di questa grande genitrice di biade ed eroi; io e qualche altro siamo la stoppa (o il cencio) accesa che si mostra per minacciare l’impertinente e impedirgli di insudiciare le candide lenzuola. Poichè le cose sono così, non bisogna nè allarmarsi, nè illudersi; bisogna solo attendere con grande pazienza e sopportazione. Va là, tu sei ancora forte e giovane e ci rivedremo. [...]
Nino
giugno 18, 2008
A Piena Voce - Lily Brik
appuntamenti, Cultura, dibattiti/conferenze, inchieste, memoria, politica, politica interna, politica internazionale, storia
aldo moro, anni 70, anni di piombo, anpi, apienavoce, brigate rosse, casa della memoria e della storia, convegni/conferenze/dibattiti, Cultura, dibattiti/conferenze, italia, memoria, memoria storica, persone e società, politica, politica internazionale, politica italiana, rendina, revisionismo storico, roma, saggistica, scrivere, società, storia, storia italiana, terrorismo, uso pubblico della storia

27 Giugno 2008
Casa della Memoria e della Storia
-Sala Multimediale-
via Francesco di Sales, 5
Trastevere
Persona & Società
La presentazione della rivista “PERSONA & SOCIETÀ” (Odradek edizioni), quadrimestrale dell’ANPI di Roma – diretto da Massimo Rendina – conclude la seconda annata con un numero dedicato ad Aldo Moro.
Presentare al pubblico e alla stampa il numero 5-6 di Persona&Società è anche l’occasione per cogliere, in questo numero, le caratteristiche della rivista: valorizzazione degli studi storici e vaglio delle diverse interpretazioni. A tal fine sono stati chiamati a discutere, sul tema controverso a cui è dedicato l’ultimo numero, storici quali Nicola Tranfaglia, Francesco Biscione e Giuseppe De Lutiis che si confrontano introdotti da Davide Conti, curatore del numero.
- Ore 17: “Compromesso storico, solidarietà nazionale e caso Moro: una chiave di lettura della “Terza fase della democrazia italiana” coordina Davide Conti (Università La Sapienza di Roma). Interventi di Nicola Tranfaglia (Professore Emerito di storia dell’Europa Università di Torino), Giuseppe De Lutiis (Consulente della Commissione stragi del Parlamento), Francesco Maria Biscione (Enciclopedia Treccani).
- Con riferimento al medesimo tema, dalle 21 alle 23 dello stesso venerdì 27, vengono proiettati brevi stacchi di film o sceneggiati incentrati sulla figura di Aldo Moro al fine di dibattere, con registi e sceneggiatori, la questione della responsabilità del trattare e restituire eventi storici pur in un prodotto commerciale e d’intrattenimento quali sono i film e le fiction in genere.
- Alle ore 21: “Il rapimento di Aldo Moro ed il cinema italiano: linguaggi, immagini e rappresentazione” proiezione di antologia di brani dei film girati sul caso Moro. Interviene Christian Uva (Università Roma Tre, autore del libro “Schermi di piombo”).
Iniziativa a cura di ANPI di Roma
maggio 29, 2008
A Piena Voce - Lily Brik
Cultura, dibattiti/conferenze, politica, politica interna
clandestini, dossier, editoriale, emergenza rom, fascismo, giap, giornalismo, inchieste, italia, marginazione, migranti, neo fascismo, new italian epic, paese semplice, politica italiana, politiche securitarie, racism, razzismo, rom, rosso, scrivere, società, Uncategorized, wu ming, xenofobia
Appunti dal Paese Semplice
(Interessante editoriale di Giap (n. 22 ) la newsletter di Wu Ming)

Alla fine il Paese Semplice è arrivato.
Anzi, meglio, il Paese Semplificato. Chi si auspicava questo esito ha il diritto di festeggiare. Non importa quale schieramento si sia sostenuto, e infatti sono in tanti a rallegrarsi per la fine delle contrapposizioni frontali: si saluta una nuova stagione, non avrà più spazio la “demonizzazione” dell’avversario politico.
Con ritrovata serenità si marcia sui campi nomadi, semplici molotov vengono tirate in svariate regioni da nord a sud. Si annunciano sereni e pacati pogrom. La fiammella accesa mesi addietro con l’appello “Il Triangolo Nero” non poteva che essere profetica, e non consola il constatarlo né l’avere intuito che etc.
Cazzotti sciolti, calcioni in libertà, rilassati pestaggi nazisti lasciano morto un ragazzo per strada a Verona. Codino di merda, chi cazzo sei?
Ti ammazzo.
Semplici adolescenti dell’estremo sud si rompono i coglioni di una loro amichetta?
Ti cancello e ti butto in un pozzo. Semplificare.
L’immondizia di Napoli deve scomparire. In che modo? Per finire dove? Non è il caso di complicare le cose, per favore badiamo al sodo. E i clandestini? Sono un problema e vanno eliminati.
Si apre una nuova stagione. Stagione lunga, che ha davanti a sé il tempo di lustri e generazioni.
La contingenza non può più essere la priorità.
L’emergenza è finita.
La zona dove abito verrà presto chiusa alle auto.
Un mese fa su vetrine, muri e parabrezza del quartiere sono comparsi i cartelli, “No alla pedonalizzazione”. L’altra sera il comitato del No ha convocato un’assemblea per decidere che fare.
Ci sono andato. Ho alzato la mano e ho spiegato che a me la zona pedonale piace, anche se ho due bimbi piccoli e spesso girare in auto mi diventa necessario.
Mi hanno ascoltato per un minuto, incapaci di capire se fossi lì per sfotterli oppure per sbaglio. Poi un signore garbato mi ha interrotto e mi ha spiegato che quella non era una riunione per confrontarsi, ma per decidere come contestare il provvedimento.
Allora mi sono scusato e ho chiesto se la riunione di confronto l’avessero già fatta o messa in programma, perché ci tenevo davvero a spiegare le mie ragioni.
Mi ha risposto una signora, scandendo le parole come si fa con gli stranieri.
- Noi siamo già contrari. A che ci serve parlarne ancora?
Prima Regola: eliminare il dubbio. Il Paese Semplice è un paese a priori.
Uscito dalla riunione, sulla strada di casa, passo davanti ai tavolini di un bar e inciampo in una frase, buttata in mezzo al portico da una ragazza giovane, segni particolari nessuno.
- Certo, – dice con il tono di chi fa una concessione – però gli zingari sono zingari.
Seconda Regola: ridurre il mondo a verità necessarie. X è sempre uguale a X. Il Paese Semplice ammette solo identità.
Ascolto spesso i discorsi del prossimo. In treno, se non ho un paio di cuffie da infilarmi nelle orecchie, sono incapace di leggere, troppo attento a quel che dicono i vicini. A volte mi faccio contagiare anch’io dalla voglia di semplicità. Immagino di essere un agente segreto, assoldato per schedare i responsabili di determinate frasi in stile Borghezio. A seconda del sogno, le persone che segnalo vengono poi deportate in Libia oppure private del diritto di voto. Lo so che non va bene, e infatti mi sveglio, mi schiaffeggio e poi rido della contraddizione: deportare i razzisti o convincerli con la forza.
Il problema è che altri fanno sogni peggiori e non si svegliano affatto.
Ti ammazzano di botte perché hai il codino e non offri una sigaretta.
Ti buttano in un pozzo perché forse sei incinta e gli incasini la vita.
Ti bruciano la casa perché sei rom, o romeno, insomma, quella roba lì.
Tutto pur di restare in pace, al sicuro, lontano dal conflitto.
Una ragazza mi supera a passo veloce. Discute con un amico, forse il fidanzato.
- Che poi i dati delle questure parlano chiaro: non risulta che un bambino sia mai stato rapito dagli zingari. E’ una leggenda metropolitana.
Mi metto a correre, la raggiungo, le stringo la mano e prima che il tipo mi metta le mani addosso, sono più o meno in ginocchio che la ringrazio e le chiedo se per caso non ha voglia di andare a parlare con un’altra ragazza, seduta al bar pochi metri più indietro.
Poi arrivo a casa e c’è la tivù accesa sul programma di Santoro.
Castelli, Lega Nord, messo alle strette sulla questione clandestini, si agita.
- La gente ci ha votato per questo – taglia corto – e noi andremo avanti.
Terza Regola: eliminare le minoranze. Nel Paese Semplice democrazia fa rima con maggioranza.
A seguire parte un servizio, credo girato in Romagna, credo per dimostrare che anche i bonari comunisti d’antan non ne possono più degli stranieri. Forse vale la pena ricordare che in provincia di Bologna il giornale più venduto è sempre stato il Resto del Carlino, anche quando il direttore era un entusiasta della Repubblica di Salò. E l’espressione maruchèin (marocchino = meridionale) non è mai stata un complimento, da queste parti.
Intervistano un tizio che con l’aria dell’illuminista sostiene:
- Quelli che lavorano è giusto che restino. Ma i clandestini no, quelli fuori.
Milioni di italiani, di destra o di sinistra, sottoscriverebbero una frase del genere, sentendosi più o meno nipotini di Voltaire.
Se capisco bene, l’uomo che la pronuncia è appena uscito da una fabbrica. Lavora lì insieme a molti stranieri, in gran parte senza permesso di soggiorno. Solo che nella sua cornice mentale clandestino significa “senza lavoro” e non è disposto a modificarla nemmeno davanti ai fatti. D’altra parte qualunque teoria può essere difesa dall’attacco della realtà. Copernico rigettò il sistema tolemaico non perché non riuscisse a spiegare nuovi fenomeni, ma perché per farlo aveva bisogno di calcoli troppo complessi. Il problema non è la scomparsa dei fatti, ma l’uso di un linguaggio allo stesso tempo troppo semplice e troppo oscuro per poterli descrivere.
Quarta Regola: eliminare le informazioni. Il Paese Semplice ammette solo tautologie.
Ci sono leggi che si scrivono per sancire l’illegalità, l’arbitrio, l’assenza di diritto.
L’attuale legislazione italiana in materia di immigrazione dai paesi extra-comunitari (promulgata da un governo di centrodestra e lasciata tale e quale dal governo di centrosinistra) è un caso paradigmatico.
La legge Bossi-Fini stabilisce che per ottenere un permesso di soggiorno è necessario avere un contratto di lavoro. Ma per avere un contratto è inevitabile… venire in Italia. Ovvero entrare clandestinamente, trovare un datore di lavoro disponibile, il quale spedirà una formale richiesta di assunzione all’ambasciata italiana nel paese d’origine, fingendo di non avere già in organico il lavoratore (in nero). Il quale lavoratore dovrà poi tornare al suo paese a proprie spese, fingere a sua volta di non essere mai entrato clandestinamente in Italia, presentarsi all’ambasciata italiana per ottenere i documenti e quindi rientrare in Italia da regolare.
Che l’iter sia questo lo sanno anche i sassi, ma tutti, dai legislatori alle autorità preposte al personale diplomatico, fino ai diretti interessati, fanno finta di niente. Nessuno affiderebbe la cura dei propri anziani o della propria casa a un estraneo, che in teoria dovrebbe vivere a Kiev, a Bucarest o a Manila. Vogliamo parlarci, vederla in faccia, la persona che cambierà il pannolone a nostra nonna, sapere qualcosa di lei, prima di assumerla, metterla in regola (ammesso che si sia disposti a farlo). E possiamo scommettere che anche l’impresa edile che ci ristruttura casa non ha assunto il muratore rumeno sulla parola, scegliendolo da una lista di collocamento internazionale.
Ci sono leggi “contro la clandestinità” che si fanno per favorire la clandestinità.
Il dipendente perfetto è quello che deve al proprio datore di lavoro la garanzia di non essere sbattuto in un CPT, quello sottoposto al doppio ricatto di perdere il lavoro ed essere espulso oltre frontiera.
Ci sono leggi che sembrano paradossali, ma in realtà rispondono a una logica ferrea. Quella dell’esclusione per poter includere al minor costo possibile. Quella del profitto spacciato per sicurezza. La stessa logica che porta a gridare “padroni a casa nostra” mentre si appoggiano operazioni di guerra in casa d’altri.
Quelli che per ultimi in Europa si sono sbarazzati di un regime fascista e ne hanno ancora fresca memoria se ne sono accorti che l’Italia sta marcendo al passo dell’oca (no, non è un refuso, marciare è troppa fatica) e ce lo dicono in faccia. Gli spagnoli non ci vanno certo teneri con gli immigrati, men che meno con i clandestini, ma in Spagna non si respira l’aria pesante che asfissia il Paese Semplice, togliendoci l’ossigeno necessario a riconoscere le cose e chiamarle con il loro nome. Colpa dei miasmi della spazzatura, dei gas di scarico, dell’odore di benzina bruciata.
Per onorare le promesse elettorali si è appena istituito un Commissario straordinario ai rom. Le istituzioni si occuperanno degli zingari. Non di cittadini italiani o stranieri, ma di un’etnia. E’ un bel salto di qualità, un passo in avanti nella storia a ritroso di questo paese e di questo continente. E possiamo stare certi che ci sarà sempre qualcuno disposto a discuterne… pacatamente, serenamente.
Wu Ming
maggio 29, 2008
A Piena Voce - Lily Brik
Cultura, memoria, politica, politica interna
1938, 1943, 1944, 1945, alle donne di parma, antifascismo, articoli, Autobiografia di un fucilatore, camera dei deputati, costituzione, democrazia, discorsi, doppiopetto, fascismo, fascismo/antifascismo, gianfranco fini, giorgio almirante, giornali, giornalismo, giornalisti, italia, leggi razziali, lotta partigiana, memoria storica, msi, ordine nuovo, parlamento, parma, parole, partigiani, politica, politica italiana, Politika, presidente della camera, razzismo, repubblica, resistenza, revisionismo storico, storia, stragismo




Almirante, Fini prende le distanze.
Il presidente della Camera condanna senza reticenze un vecchio articolo del leader Msi
Il Presidente della Camera si impegna in grandi dichiarazioni in questo periodo. Evidentemente il ruolo istituzionale piace e necessariamente richiede impegno e lungimiranza, discorsi alti e condivisi soprattutto.
Le critiche mosse da Fini al suo maestro politico Almirante, appaiono a prima vista incredibili.
Ma come? Il figlioccio nega al padrino la dignità dei suoi discorsi? Ma nooo…stiamo tranquilli.
L’Almirante “cattivo” è quello del 1942, quello che incalza sulla questione razziale. Del resto sul passato fascista di Almirante cosa dire? Basta la sua autobiografia, intitolata “Autobiografia di un fucilatore”.
Ma con l’avvento della Repubblica (che ricordiamo agli smemorati ha sconfitto proprio quel fascismo di cui Almirante si faceva instancabile difensore) il nostro caro Giorgio, forse solo un pò cocciuto sulla questioone razziale è vero, cosa ha fatto di così indecente in fondo in fondo???
Beh, escludiamo le proposte sulla pena di morte, il favoreggiamento aggravato nei confronti dell’autore della strage di Peteano, la costituzione di Ordine Nuovo ovvero il gruppo paralleleo al Msi, in teoria staccato dal partito ma a tutti gli effetti suo nucleo militare, coinvolto nelle stragi di Piazza Fontana, Piazza della Loggia e il treno Italicus e nel tentato Golpe Borghese…COSA CI RIMANE? Un povero vecchietto no?!
Per Fini anche di più. L’ho sentito incensare Almirante come un uomo che conteneva l’odio e agiva nella legalità (Certo a quei tempi, nei primi trent’anni di Repubblica il confine tra legalità e illegalità era molto labile…). E il nostro Presidente della Camera ci tiene a separare le “due fasi”(??) di Almirante; quella fascista e quella post-fascista. Recupera la figura del politico parlamentare e non quella del giornalista razzista del 1942.
Un’operazione che riesce piuttosto bene in un paese che sembra non possedere memoria, o meglio sembra avercela molto labile, una memoria-banderuola. Più che altro è un’operazione che viene fondamentalmente ignorata, eppure scava, acquista consistenza politica e culturale trovando terreno fertile in un’opinione pubblica sonnacchiosa e ignorante.
E Gianfranco si aggiusta il doppiopetto.
Sorride pacato, istituzionalmente.
Prepara la prossima battaglia revisionista.
maggio 27, 2008
A Piena Voce - Lily Brik
appuntamenti, arte, Cultura, dibattiti/conferenze, donne, inchieste, memoria, musica, politica, politica interna, politica internazionale, spettacoli, storia, viaggi
acqua, anni 30, apienavoce, autori russi, citazioni, compagni, comunismo, Cultura, donna, futurismo, giorni, italia, leggere, letteratura, libri, lily brik, majakovskij, merda, mosca, nemico, poesia, poesia russa, poesie, poeti russi, roma, rosso, russia, scrivere, scxrivere, socialismo, tenebre, urss

Spettabili compagni discendenti!
Frugando nell’odierna merda impietrita,
studiando le tenebre dei nostri giorni,
voi, forse, chiederete anche di me.
E, forse, vi dirà un vostro dotto,
coprendo d’erudizione lo sciame delle domande,
che visse, pare,
un certo cantore dell’acqua bollita
e nemico giurato dell’acqua corrente.
ProletCultPost