Distanze


Parma, 2005

Almirante, Fini prende le distanze.

Il presidente della Camera condanna senza reticenze un vecchio articolo del leader Msi

Il Presidente della Camera si impegna in grandi dichiarazioni in questo periodo. Evidentemente il ruolo istituzionale piace e necessariamente richiede impegno e lungimiranza, discorsi alti e condivisi soprattutto.

Le critiche mosse da Fini al suo maestro politico Almirante, appaiono a prima vista incredibili.
Ma come? Il figlioccio nega al padrino la dignità dei suoi discorsi? Ma nooo…stiamo tranquilli.
L’Almirante “cattivo” è quello del 1942, quello che incalza sulla questione razziale. Del resto sul passato fascista di Almirante cosa dire? Basta la sua autobiografia, intitolata “Autobiografia di un fucilatore”.

Ma con l’avvento della Repubblica (che ricordiamo agli smemorati ha sconfitto proprio quel fascismo di cui Almirante si faceva instancabile difensore) il nostro caro Giorgio, forse solo un pò cocciuto sulla questioone razziale è vero, cosa ha fatto di così indecente in fondo in fondo???

Beh, escludiamo le proposte sulla pena di morte, il favoreggiamento aggravato nei confronti dell’autore della strage di Peteano, la costituzione di Ordine Nuovo ovvero il gruppo paralleleo al Msi, in teoria staccato dal partito ma a tutti gli effetti suo nucleo militare, coinvolto nelle stragi di Piazza Fontana, Piazza della Loggia e il treno Italicus e nel tentato Golpe Borghese…COSA CI RIMANE? Un povero vecchietto no?!

Per Fini anche di più. L’ho sentito incensare Almirante come un uomo che conteneva l’odio e agiva nella legalità (Certo a quei tempi, nei primi trent’anni di Repubblica il confine tra legalità e illegalità era molto labile…). E il nostro Presidente della Camera ci tiene a separare le “due fasi”(??) di Almirante; quella fascista e quella post-fascista. Recupera la figura del politico parlamentare e non quella del giornalista razzista del 1942.

Un’operazione che riesce piuttosto bene in un paese che sembra non possedere memoria, o meglio sembra avercela molto labile, una memoria-banderuola. Più che altro è un’operazione che viene fondamentalmente ignorata, eppure scava, acquista consistenza politica e culturale trovando terreno fertile in un’opinione pubblica sonnacchiosa e ignorante.

E Gianfranco si aggiusta il doppiopetto.
Sorride pacato, istituzionalmente.
Prepara la prossima battaglia revisionista.

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