AMO (parte II)


Adolescente

In gioventù c’è un sacco di roba da studiare.

S’insegna la grammatica a scemi e a sceme.

Me, invece,

hanno scacciato dalla quinta classe.

Hanno preso a sbattermi nelle prigioni di Mosca.

Negli appartamenti

del nostro piccolo mondo

crescono ricciuti poeti

per celebrare le camere da letto.

Che ci trovi in quelle liriche da cani pechinesi?

Ho imparato

ad amare

nelle carceri di Butyrki*.

Che mi importa della nostalgia per il Bois Boulogne?

Che m’importa dei sospiri alla vista del mare?

Io

mi sono innamorato

di un’impresa di pompe funebri

dallo spioncino della cella 103.

che vede tutti i giorni il sole

si dà delle arie.

“Cosa saranno mai quattro raggi!” – egli dice.

Io, invece,

per un riflesso giallo

sul muro

avrei dato allora qualunque cosa al mondo.

La mia università

Conoscete il francese.

Dividete.

Moltiplicate.

Declinate a meraviglia.

E allora, su, declinate!

Ma ditemi:

siete capaci

di cantare assieme a una casa?

E il linguaggio dei tram lo capite?

Il pulcino umano

appena esce dal guscio

tende la mano ai libri,

ai quinterni dei quaderni.

Io, invece, imparavo l’alfabeto dalle insegne,

sfogliando pagine di ferro e di latta.

La terra, loro la prendono,

la spelano,

la scorticano

e poi la studiano.

E non è che un minuscolo mappamondo.

Io, invece,

imparavo la geografia coi fianchi:

non per niente

mi buttavo a terra

per dormire!

Gli Ilovajskie** sono agitati da gravi problemi:

“Era davvero rossa la barba di Barbarossa?”.

Facciano pure!

Io non frugo in polverose assurdità,

ogni storia mi è a Mosca familiare.

Scelgono Dobroljubov*** (per odiare il male):

il cognome è loro contro,

si lamenta il casato.

Io,

i grassi,

dall’infanzia son uso ad odiarli,

sempre pronti

a vendersi per un pranzo.

Una volta istruiti,

provano

a piacere alle dame:

piccole idee tintinnano nelle loro teste di ferro.

Io, invece,

parlavo solo alle case.

Miei soli interlocutori: le pompe d’acqua.

Con l’abbaino intento ad ascoltare,

afferravano i tetti le parole che lanciavo alle loro orecchie.

E poi,

della notte

e l’uno dell’altro

cicalavano,

agitando la loro lingua-banderuola.

Adulto

Gli adulti hanno i loro affari.

Le tasche gonfie di rubli.

L’amore?

Prego!

Per cento rubli.

Io, invece,

senza tetto,

le mani enormi

nelle tasche sfondate,

me ne andavo a zonzo con gli occhi bene aperti.

È notte.

Voi indossate l’abito migliore.

Con l’anima riposate sulle mogli o sulle vedove.

Me, invece,

Mosca soffocava tra le sue braccia

Con l’anello senza fine delle Sadovye.

Nei vostri cuori,

nei vostri orologi,

le amanti fanno tic tac.

In estasi le coppie nelle alcove d’amore.

Io,

sdraiato su Piazza della Passione****,

coglievo il selvaggio palpito delle capitali.

Col cuore aperto,

quasi di fuori,

m’aprivo al sole e alle pozzanghere.

Entrate con le vostre passioni!

Arrampicatevi con i vostri amori!

Da adesso non ho più potere sul mio cuore.

Degli altri, invece, ne conosco il domicilio.

Sta nel petto, lo sanno tutti!

Con me

l’anatomia ha perso la testa.

Sono tutto cuore,

mi batte dappertutto.

Oh, quante furono,

solo di primavere,

gettate in vent’anni dentro il mio forno!

Non consumato, il loro peso è insopportabile.

Insopportabile,

non per modo di dire,

ma veramente.

Che cosa è venuto fuori

Più di quanto sia lecito,

più di quanto sia possibile,

come

un delirio di poeta incombe nel sogno,

enorme si fece il groppo al cuore,

enorme l’amore,

enorme l’odio.

Sotto il peso

Le gambe

Avanzavano vacillando.

Tu lo sai

Che io

Sono ben piantato;

eppure,

mi trascino come appendice del cuore,

piegando le mie spalle gigantesche.

Mi gonfio con il latte dei versi,

e non ne spargo di fuori, non c’è dove,

e di nuovo mi gonfio.

Mi ha sfinito la lirica,

nutrice del mondo,

iperbole

del prototipo di Maupassant*****.

___

* Carcere di Mosca che non esiste più.
** D. Ilovajskij (1832-1920): autore reazionario di manuali di storia in uso nella scuola zarista.
*** Gioco di parole intraducibile: il cognome dello scrittore democratico rivoluzionario Nikolaj Dobroljubov è formato dalle parole: “dobryj”-buono e “ljubov”-amore
**** Una piazza di MOsca che ora si chiama piazza Puskin.
***** Allusione al racconto di Maupassant Idillio

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