Diario americano – Italo Calvino


Alla fine del novembre ’60, Calvino compie un viaggio negli Stati Uniti che lo porta nelle principali località del paese. Il viaggio dura sei mesi: quattro ne trascorre a New York.

Il suo diario si compone di lettere, appunti e riflessioni inviate alla casa editrice Einaudi e Daniele Ponchiroli all’epoca caporedattore dell’Einaudi.

Vi propongo alcuni stralci direi divertenti e curiosi di questa sorta di reportage,
tratti da Eremita a Parigi. Pagine autobiografiche.

Diario americano 1959-1960

Da bordo, 3 nov. 1959

Caro Daniele cari amici,

La noia ha ormai per me l’immagine di questo transatlantico. Cosa ho mai ho fatto a non prendere l’aereo? Sarei arrivato in America pervaso dal ritmo del mondo dei grandi affari e della grande politica, invece vi arriverò gravato da una già forte dose di noia americana, di vecchiaia americana, di povertà di risorse vitali americana. Per fortuna mi resta solo una sera da passare sul vapore, dopo quattro sere d’una noia disperante. Il sapore da “belle epoque” dei transatlantici non più a resuscitare neanche un’immagine. Quel tanto di ricordo del tempo passato che puoi recuperare da Montecarlo o da San Pellegrino Terme, qui non c’è, perché il transatlantico è nuovo, una cosa antiquata costruita pretenziosamente adesso, e popolata da gente antiquata, vecchia e brutta.

L’unica cosa che se ne può trarre è una definizione della noia come uno sfasamento rispetto alla storia, un sentirsi tagliati fuori con la coscienza che tutto il resto si muove: la noia di Recanati come quella delle Tre sorelle non è diversa dalla noia di un viaggio in transatlantico.

Viva il Socialismo.

Viva l’Aviazione.

***

La beat generation

Al party da Rosset c’è Allen Ginsberg con una barbaccia nera schifosa, una maglietta bianca sotto un vestito scuro a doppio petto, scarpette da tennis. Con lui sono tutto un seguito di beatniks ancor più barbuti e sporchi. Si sono spostai quasi tutti da San Francisco a New York, anche Kerouac che però stasera manca.

L’avventura di Arrabal

Naturalmente i beatniks fraternizzano subito con Arrabal, barbuto anch’egli (la barba a collare parigina e la barba incolta dei beat) e lo invitano a casa loro a sentire recitare versi. Ginsberg vive come marito e moglie con un altro barbuto, e vorrebbe che Arrabal assistesse ad un loro amplesso fra barbuti. Trovo Arrabal tornando in albergo spaventato e scandalizzato perché volevano sedurlo. Il blouson noir venuto in America per scandalizzare è tutto sbigottito del primo incontro con l’avanguardia americana e improvvisamente si rivela il povero ragazzetto spagnolo che fino a pochi anni fa studiava da prete.

Racconta che in casa loro i beatniks sono molto puliti, hanno una bella casa con frigorifero e televisione, vivono come in un tranquillo menage borghese e si vestono di abiti sporchi solo per uscire.

***

Le donne

Le molto attraenti sono rare. Generalmente piccolo-borghesi. Gira gira, Torino.

One Comment Add yours

  1. dyau scrive:

    La pulizia e la precisione con cui Calvino scrive mi ha sempre colpito.
    Avevo letto Lezioni americane… il Diario ancora mi mancava. Grazie.

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