Diario newyorkese – Italo Calvino


Del primo pezzo riportato, interessanti sono le osservazioni sulla letteratura e il confronto tra società totalizzante sovietica e americana ; la descrizione del Museo Guggenheim vale per la fine: lo sprezzante e impietoso commento del ligure su Dalì; l’ultimo breve appunto ci rivela un Calvino pudico e anche un pò scioccato…

James Purdy

Sono stato a trovare Purdy, che sta a Brooklyn ma nella parte abbastanza signorile. Mi riceve nella sua camera d’affitto che divide con un professore. Cucina e camera da letto doppia tutto in una stanza. Purdy vive per un anno, lasciato il lavoro, con una borsa della fondazione Guggenheim e così ha potuto finire un romanzo, The Nephew […]

Purdy è un tipo molto patetico, di mezz’età grasso e grosso e dolce, biondo rossiccio e imberbe, vestito seriamente, una specie di Gadda senza isteria, tutto dolcezza. Se è omosessuale lo è con molta discrezione e melanconia. Ai piedi del suo letto, un attrezzo per il sollevamento pesi. Sopra il letto una stampa inglese ottocentesca d’un pugilatore. Una risproduzione di un crocifisso di Rouault. Intorno, sparsi, libri di teologia. Parliamo tristemente della letteratura americana, soffocata dalle esigenze commerciali. Se non si scrive come vuole il New Yorker non si è pubblicati. […]
La buona letteratura in America è clandestina, è nei cassetti di autori sconosciuti, e solo per caso qualcuno viene alla luce rompendo la cappa di piombo della produzione commerciale.

Vorrei fare discorsi sul capitalismo e il socialismo ma certo Purdy non mi capirebbe, nessuno qui sa o sospetta l’esistenza del socialismo, il capitalismo avvolge e permea di sè tutto, l’antitesi ad esso è una sparuta, fanciullesca rivendicazione spirituale senza linea nè prospettiva; a differenza della società sovietica in cui l’unità totalitaria della sociatà è basata sulla coscienza continua dell’avversario, dell’antitesi, qui invece siamo in una struttura totalitaria di tipo medievale, basata sul fatto che non esiste nessuna antitesi nè alcuna coscienza di una possibile antitesi se non come evasione individualista. E per di più tutti stanno bne e con il sistema delle Foundations.

Il museo Guggenheim

In queste settimane argomento d’obbligo di tutte le conversazioni newyorkesi è il nuovo museo di segnato da Frank LLoyd Wright per ospitare la collezione Salomon Guggenheim, da poco inaugurato. Tutti lo criticano; io ne sono un sostenitore fanatico ma mi trovo quasi sempre isolato. E’ una specie di torre a spirale, una rampa continua di scale senza gradini, con una cupola di vetro. Salendo e affacciandosi si ha sempre una vista diversa con proporzioni perfette, dato che c’è una sporgenza semicircolare che corregge la sppirale, e in basso c’è una fettina d’aiola ellittica e una vetrata con uno spicchio di giardino, e questi elementi, mutando sempre ad ogni altezza ci si sposti sono un esempio di architettura in movimento di esattezza e fantasia uniche. Tutti dicono che l’archittettura sovrasta la pittura ed è vero (pare che Wright odiasse i pittori), ma che importa: uno va lì per prima cosa per vedere l’architettura, e poi anche i quadri uno li vede sempre illuminati bene uniformemente che è la prima cosa. […]

Di fatto la collezione Guggenheim non è miracolosa, a parte la formidabile raccolta di Kandinsky che avevamo già vista a roma e ci sono molti pezzi di second’ordine. (Non come il non vasto Museum of Modern Art che sono tutti capolavori da levare il fiato, o anche bellissime sale di pittura moderna al Metrpolitan, sconciate purttroppo da un orrendo dalìche la gente fa la coda per guradarlo).

Il terzo sesso

E’ più diffuso che a Roma. Specialmente qui al Village. Il turista ignaro entra in un locale qualsiasi per fare breakfast e tutt’a un tratto si accorge che lì dentro, avventori, camerieri, cuochi, sono senza dubbio di quelli.

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