Lettera aperta agli operai – Majakovskij


 

Compagni, il duplice incendio della guerra e della rivoluzione ha devastato le nostre anime e le nostre città. I palazzi dello sfarzo di ieri sono scheletri bruciacchiati. Le città sventrate aspettano nuovi costruttori. Col turbine della rivoluzione sono state divelte dalle anime le contorte radici della schiavitù. L’anima popolare aspira a una grande semina.

A voi che avete raccolto il retaggio della Russia, a voi che (ne sono convinto!) sarete domani padroni di tutto il mondo rivolgo una domanda: con quali fantastici edifici coprirete i luoghi degli incendi di ieri? Quali canti e quali musiche si effonderanno dalle vostre finestre? In quali bibbie rivelerete le vostre anime?

Con stupore, dalle ribalte dei teatri requisiti, sento risuonare Aide e Traviate, con ogni sorta di spagnoli e di conti, e vedo nelle poesie da voi predilette le stesse rose delle serre signorili, e scorgo i vostri occhi abbacinarsi dinanzi a tele che raffigurano la magnificenza del passato.

E dunque, quando le forze elementari scatenate dalla rivoluzione si saranno placate, voi uscirete, nei giorni di festa, con la catena sul panciotto, nelle piazzette dinanzi ai soviet rionali, e con solennità giocherete a croquet?

Sappiate che per i nostri colli, per i colli dei Golia del lavoro, non ci sono numeri adatti nel guardaroba dei solini della borghesia.

Solo lo scoppio della rivoluzione dello spirito ci purificherà dal rancidume della vecchia arte.

Vi protegga la ragione dalla violenza fisica contro i residui del vecchiume artistico. Consegnateli alle scuole, alle università, per lo studio della geografia, del costume, della storia, ma respingete con sdegno chi vi offrirà questi fossili in luogo del pane della bellezza vivente.

La rivoluzione del contenuto, socialismo-anarchia, è inconcepibile senza la rivoluzione della forma, futurismo.

Afferrate con avidità i pezzi di sana, giovane, ruvida arte che vi forniamo.

A nessuno è dato sapere da quali soli giganteschi sarà illuminata la vita dell’avvenire. Forse, i pittori tramuteranno in multicolori arcobaleni la grigia polvere delle città; forse, dalle creste montane ininterrotta risonerà la musica tonante dei vulcani trasformati in flauti; forse, le onde degli oceani saranno costrette a pizzicare reti di corde tese dall’Europa all’America. Una sola cosa ci è chiara: la prima pagina della storia contemporanea delle arti è stata sfogliata da noi.

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...