Grafomania- Milan Kundera


[…] La donna che ogni giorno scrive all’amante quattro lettere d’amore non è una grafomane, è una donna innamorata. Ma un mio amico che fa le fotocopie delle sue lettere d’amore per poterle un giorno pubblicare è un grafomane.
La grafomania non è il desiderio di scrivere lettere, diari, cronache di famiglia (cioè scrivere per sè o per le persone anoi più vicine), ma lo scrivere libri (cioè avere un pubblico di lettori sconosciuti). In questo senso, la passione del tassista e quella di Goethe sono identiche. Quello che distingue Goethe dall’autista non è una passione differente, ma uin differente risultato della passione.

La grafomania (mania di scrivere i libri) diviene fatalmente un’epidemia di massa quando il progresso di una società raggiunge tre condizioni fondamentali:
1) un alto livello di benessere generale che permette alla gente di dedicarsi ad attività inutili;
2) un alto grado di atomizzazione della vita sociale e il conseguente, generale isolamento degli individui;
3) una radicale mancanza di grandi cambiamenti sociali nella vita interna della nazione(da questo punto di vista mi sembra sintomatico che in Francia, dove non succede assolutamente nulla, la percentuale di scrittori sia ventun volte maggiore di quella di Israele. Del resto Bibi si è espressa benissimo quando ha detto che, visto dal di fuori, non ha vissuto nulla. E’ proprio questa assenza di contenuto vitale, è questo vuoto il motore che spinge a scrivere).
L’effetto, tuttavia, si ripercuote sulla causa. L’isolamento generale crea la grafomania, ma la grafomani di massa rinforza e aumenta l’isolamento generale. L’invenzione della stampa permise un tempo agli uomini di comprendersi a vicenda. Nell’era della grafomani universale, il fatto di scrivere libri assume un significato opposto: ognuno si circonda delle proprie parole come di un muro di specchi che non lascia filtrare alcuna voce dall’esterno.

Da Il libro del riso e dell’oblio, 1978

2 Comments Add yours

  1. Tommaso scrive:

    Passavo da queste parti, per caso.
    Ho trovato molto interessanti i punti espressi dallo scrittore, e devo dire illuminanti.
    Ho sempre ritenuto che oggi, l’eccessiva democratizzazione, la facilità con la quale si può accedere ai mezzi per la produzione di materiale artistico, abbiano reso inutile l’arte stessa. Internet, l’esempio della più grande macchina democratica, dove tutti possono dire tutto e il contrario di tutto, è il teatro dell’incomunicabilità.
    Questo perché tanti Io che si spingono e si affollano per dire qualcosa non dicono assolutamente nulla.
    Questa è la dittatura della nuova democrazia on-line: parlare di tutto e non dire assolutamente nulla.
    Cosa vuol dire atomizzazione della vita sociale?

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