Gnòsi delle Fànfole – I LIBRI DEGLI ALTRI


Un esempio di poesia metasemantica.
Per sapere di più sull’autore Fosco Maraini consiglio il suo SITO.

Per qualche nozione sulla metasemantica e per un’altra fànfola vi linko la voce di Wikipedia

(piccola parentesi: le note sono state curate da Maro Marcellini. Sono molto utili e spassose e vale la pena trascriverle tutte.)

Sarebbe opportuno, anzi direi sarebbe addirittura canonico, presentarsi con un piccolo preambolo teorico. Signori, potrei dire, eccovi alcuni esperimenti di poesia metasemantica.
Ora mi spiegherò. Per millenni il procedimento principe seguito nella formazione e nell’arricchimento del patrimonio linguistico è stato questo: dinanzi a cose, eventi, emozioni, pensieri nuovi, o ritenuti tali, trovare suoni che dessero loro foneticamente corpo e vita, che li rendessero moneta del discorso.
A tale intento, in genere, servivano suoni che già venivano impiegati per significati consimili. Inventi il cannocchiale e sommi canna con occhiale […], talvolta serve il nome d’una persona (siluetta, besciamella), tal altra il nome d’un luogo (pistola, baionetta) […]. Nella poesia, o meglio nel linguaggio metasemantico, avviene proprio il contrario. Proponi dei suoni e attendi che il tuo patrimonio d’esperienze interiori, magari il tuo subconscio, dia loro significati, valori emotivi, profondità e bellezze. È dunque la parola come musica e come scintilla”
(F.Maraini)


Il giorno ad urlapicchio

Ci sono giorni smègi e lombidiosi [1]

col cielo dagro e un fònzero gongruto[2]

ci son meriggi gnàlidi budriosi[3]

che plògidan sul mondo infrangelluto[4],

ma oggi è un giorno a zìmpagi e zirlecchi[5]

un giorno tutto gnacchi e timparlini[6],

le nuvole buzzìllano, i bernecchi[7]

ludèrchiano coi fèrnagi tra i pini[8];

è un giorno per le vànvere, un festicchio

un giorno carmidioso e prodigiero[9],

è il giorno a cantileni, ad urlapicchio[10]

in cui m’hai detto “t’amo per davvero”.


[1] …smègi: come dice il protagonista de La citta morta di D’Annunzio: “Un giorno smegio mi donasti i baci”; lombidiosi: pieni di appuntamenti e di opportunità ma non sempre favorevoli. Classico giorno lombidioso fu il 15 marzo del 44 a.c (le Idi). Proprio quel giorno Caio Giulio Cesare venne raggiunto da ben 23 sorprese, a mezzo pugnale, che posero fine ad ogni suo cruccio.

[2] …fònzero gongruto: vento di scirocco umido e attaccaticcio. Quando soffia per lunghi periodi le vesti della gente si trasformano in carta moschicida e le forme di pecorino si squagliano come la ceralacca vicino al fuoco.

[3] … ci son meriggi gnàlidi: i classici pomeriggi dell’isola di Giava adatti alla coltivazione di riso, canna da zucchero e tabacco. Per la coltivazione del cocomero invece, sono più adatti i meriggi mànfani del golfo di Taranto.

…budriosi: con sole o senza sole: a piacere.

[4] … infrangelluto: espressione napoletana che significa “infastidito, scaglionato”. Il femminile “infrangelluta” descrive perfettamente quella dolorosa espressione che assumono alcuni politici quando vengono trovati alle elezioni: “poverello…mò vedrai che faccia infrangelluta ci viene a Don Raffaele”.

[5] … zìmpagi e zirlecchi: ambedue le espressioni vengono dal più puro dialetto milanese. Mentre zimpagi sta per “spinte, pigiature”(es.: el muturìn  del Gianni el va minga senza zimpagi), zirlecchi significa “saltelli, ballonzolii” (es.: el stradun che portava a Rogoredo l’era tucc un bus e inscì el furgùn faceva nà sfilada de zirlecchi).

[6] … gnacchi e timparlini: mutuati dall’antico sassone (ted. Gnakken und thimparlen). Ancora oggi in Germania gli gnacchi e i timparlini sono quei ciondoli che adornano la coda degli aquiloni o le ruote in cime al palo della cuccagna (Cfr. F.M.T Trabuchk, Spielen mit die Karussel, Archibildung, Bonn, 1955). In questo caso il poeta usa metaforicamente tali vocaboli per significare gaiezza, giovialità e speranza nel domani.

[7] …le nuvole buzzillano: quando non tira vento forte e quando la temperatura e tra i 16 e i 19 gradi centigradi. Se cala il vento e la temperatura scende, smettono.

…bernecchi: ginnaocefali, passeracei, dentilostri color ruggine dal capo quasi nudo (scient. Giainocephalus campus) che muggiscono come i vitelli. Vivevano solo in Brasile ma migrarono a seguito del calciatore Socrates (Fiorentina football club). Luderchiano coi fernagi.

[8] …fèrnagi: pettirossi, passeracei di sinistra (scient. Sylvia Nubecola). Vivono sui pini e luderchiano coi bernecchi.

[9] …giorno carmidioso e prodigiero: come ha spiegato molte volte il colonnello (poi generale), che leggeva le previsioni del tempo alla televisione, i giorni si dividono in “carmidiosi” e “prodigieri”. I primi iniziano col cielo sereno e finiscono con cielo nuvoloso, i secondi iniziano con il cielo nuvoloso e finiscono con il cielo sereno. Da ciò è facile dedurre che il giorno qui descritto dal poeta è iniziato con il cielo sereno, è diventato nuvoloso verso mezzogiorno poi, nel pomeriggio, si è ulteriormente rannuvolato rasserenatosi verso la fine della giornata.

[10] …ad urlapicchio: quando le nuvole buzzillano e i bernecchi luderchiano coi fernagi; quando tutto è carmidioso e prodigiero; quando lei vi ama…

Le pietre rare

Ahi quant’è bello il Dròspide gidioso[1]

coi drighi e gli sgamucci agariscenti![2]

Ed amo lo Sbifernio e il crapidioso[3]

Agglàrice coi fìnfoli raggenti.[4]

Hai visto forse un Drufo abbestonato?[5]

O i Mògidi far luce in festalìa?

Hai visto Squiridio, un biforcato

Coterbàlo che incanta e tantalìa?[6]

Per te io voglio un Gèfide bugizio[7]

agghindorato in Plònice  bardiero[8],

sarà cogli occhi tuoi un lucipizio;

m’alluscherai dal fondo del mistero[9].


[1] …il Dròspide: la pietra preziosa preferita da Cleopatra (69-30 a.c.).
Si narra che la fascinosa regina d’Egitto per impadronirsi di un Dròspide grande quanto un uovo di faraona (nel senso di gallina), fece uccidere il giovane fratello-sposo Tolomeo XIV.

…gidioso: che sprizza gidie (colori), iridescente.

[2] …drighi: minuscole venature.

…sgamucci agariscenti: sfaccettature che riverberano la luce e rendono multicolore la pietra. Sgamuccio significa anche: trucco, inghippo (es. “Quello che vince alle carte perché conosce mille sgamucci”)

[3] …Sbifernio: quarzo diafano di colore violetto con macchie granellose dello stesso colore, ma più chiare. La regina Elisabetta II d’Inghilterra possiede una collana con ben trecento Sbiferni incastonati e un solitario di 32 carati.

[4] …Agglàrice: pietra costituita da un fluosilicato di alluminio di colore giallo delicato con venature celesti. Tagliato a sbalzo diviene ancora più lucente (crapidioso) e acquista intensità di colore. È la pietra preferita dallo scrittore Aldo Busi che ne possiede moltissimi, montati su preziosi orecchini d’oro bianco.

…coi fìnfoli raggenti: coi riflessi scintillanti. N.B: fìnfoli (sing. fìnfolo = riflesso) deriva da un vocabolo dialettale ciociaro (es.: “Sto’ rincojonito vorebbe angora guidà la machina ma nun tiene li fìnfoli prondi come ‘na vorta”).

[5] …un Drufo abbestonato?: se magistralmente abbestonato da mani esperte in montature d’argento e d’oro, il Drufo è stupefacente, strabiliante! Nessuno può rimanere insensibili davanti a tanta bellezza.

[6] …uno Squiridio: sempre una gran bella pietra, ma niente a che vedere con il Drufo. Sarebbecome paragonare una passeggiatina sotto casa alla Marcialonga.

…Coterbàlo: è un silicato dello zirconio che fa una gran figura, specialmente quello biforcato (bicolore con striature multiple), ma ultimamente è passato di moda. Oggi viene usato esclusivamente da maghi e fattucchiere per gli incantesimi e i tantali ovvero la fatture di magia bianca che riavvicinano i coniugi.

[7] …un Gèfide bugizio: il Gèfide è la specie più rara del diamante (adamas, adamantis) perché durante la cristallizzazione del carbonio nel sistema monometrico acquista una luminosità cangiante inversamente proporzionale alla luce dell’ambiente in cui si trova. Ne esistono di due colori: celeste (sidiale) e giallo (bugizio). Anticamente il diamante era venerato da alcuni popoli della terra, oggi da tutti!

[8] …agghindorato in Plònice bardiero: che è il  massimo della ricercatezza. Una raffinatezza da esperti (cfr. L’arte d’agghindorare, Pina Sotis, Tremese Editore, Mondovì, 1992).

[9] …m’alluscherai: è vero che allascare è azione eminentemente femminile ma risulta strano che il poeta usi tale termine nella chiusura di questi squisiti versi.  Forse l’intento è quello di rendere più pungente (e svelato) il concetto finale? Questo popolaresco modo di dire ricorda i dialoghi di certi film interpretati dal grande Alberto Sordi: “Aho!guarda che se m’alluschi n’antro poco te zompo addosso…”

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