Intermezzo per ridere


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Ultimamente mi capita di leggere L’Espresso perchè “seguo” la raccolta degli Short Tales (anche se non è perfettamente corretto, diciamo spio, rubacchio, dò un’occhiata, leggo): i racconti brevi con testo originale a fronte che il settimanale sta proponendo. Nonostante l’inutilità (sono usciti già 17 racconti, quindi che segnalazione è? ma ormai è chiara la mia propensione per i voli pindarici tra passato e presente) apro una piccola parentesi sulla qualità dignitosa che hanno questi libelli. Sono quasi tutti miei (nostri, vostri, loro) compagni di infanzia, personalmente coloro che mi hanno “iniziato” alla lettura e alla letteratura. E allora:

Il diario di Adamo ed Eva di Mark Twain: raccontino vagamente misogino e pieno di stereotipi sessisti dell’epoca (il racconto è stato pubblicato nel 1906) ma molto divertente soprattutto nello stile e nei giochi di parole. La parte di Adamo l’ho trovata esilarante.

e ancora di Jerome Klapka Jerome, L’anima di Nicholas Snyders e Lo scherzo del filosofo.

(più intrigante il secondo racconto dove in una cena di commensali partecipa il fantasma del filosofo Kant)

Jack London, Il messicano: “Non lasciarti impressionare…e ricorda le istruzioni. Devi resistere. Non rimanere a terra. Se rimani a terra abbiamo istruzioni di riempirti di botte negli spogliatoi. Chiaro? Devi lottare”. Un London come al solito strepitoso e autobiografico.

Herman Melville, Il tavolo di melo: ancora devo leggerlo ma anche lui come gli altri va nella categoria Libri dell’infanzia

Jane Austen, Amore e amicizia: scritto a sedici anni questo raccontino mette alla sbarra la società borghese e la sua letteratura, utilizzando per di più quello stile melenso e formale della cultura inglese come arma contro i benpensanti (agli albori del femminismo insomma).

Charles Dickens, La casa dei fantasmi: anche questo ancora da leggere ma sulla fiducia…

Joseph Conrad, L’informatore: ricca di intrighi la storia che racconta Conrad riguardo la vita dell’anarchico Sevrin e la storia d’amore tra il protagonista e una ragazza di buona famiglia.

Insomma eccovi l’assaggio.

E ora il succo del mio post (anomalo direi)

Sfogliando L’Espresso incappo ieri in questo box minuscolo a fondo pagina. A me ha fatto proprio ridere. Ma voglio precisare che non sono una “fan” di Obama divertita. Sono una comunista che ride (amaramente ovvio) sulle sorti del socialismo..vero, presunto, virtuale.

Socialisti per ridere.

A Cortina l’ex ministro degli Esteri de Michelis discute del disegno politico di Barak Obama:
“Certo, definirlo neo-socialista mi fa un po’ ridere”.

Udito un signore tra il pubblico:
“Giustissimo. Però anche definire socialista De Michelis mi ha sempre fatto ridere”.

Da L’Espresso 3 settembre 2009.

2 Comments Add yours

  1. chiara scrive:

    domenica:
    si tira avanti.

  2. illadrodiciliegie scrive:

    si , forse l’amaro tende a prevalere, anche perchè demichelis , (chissà se ha ancora i capelli unti come ai bei tempi) che si vantava di non aver mai letto marx, di tutto il gruppo era il più squallido.

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