da La corsa del tempo – A.Achmatova


Mi diverte quando sei ubriaco

e nelle tue storie non c’è senso.

Un autunno precoce ha sparpagliato

gialli stendardi sugli olmi.

Ci addentrammo in un falso paese,

ora ce ne pentiamo amaramente,

ma perchè sorridiamo di un sorriso

strano e raggelato?

Al posto di una pacifica gioia

volevamo un dolore che mordesse…

no, non lascerò il mio compagno

dissoluto e tenero.

1911

C’è nel contatto umano un limite fatale,

non lo varca né amore né passione,

pur se in muto spavento si fondono le labbra

e il cuore si dilacera d’amore.

Perfino l’amicizia vi è impotente,

e anni d’alta, fiammeggiante gioia,

quando libera è l’anima ed estranea

allo struggersi lento del piacere.

Chi cerca di raggiungerlo è folle,

se lo tocca soffre una sorda pena…

ora hai compreso perchè il mio cuore

non batte sotto la tua mano.

1915 – a Nikolaj Vladmirovic Nedobrovo

(Il salice)

Io crebbi in un silenzio arabescato

in un’ariosa stanza del nuovo secolo.

Non mi era cara la voce dell’uomo,

ma comprendevo quella del vento.

Amavo la lappola e l’ortica,

e più di ogni altro un salice d’argento.

Riconoscente, lui visse con me

la vita intera, alitando di sogni

con i rami piangenti la mia insonnia.

Strana cosa, ora gli sopravvivo.

Lì sporge il ceppo, e con voci estranee

parlano di qualcosa gli altri salici

sotto quel cileo, sotto il nostro cielo.

Io taccio…come se fosse morto un fratello.

1940

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